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Scritto da Luca Fazio MILANO
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Venerdì 03 Settembre 2010 00:59 |
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Il Manifesto, 2 Settembre 2010
AFFAMATI

LA PROTESTA A MILA /FOTO EMBLEMA
Palermo Milano, sola andata: la protesta dei precari della scuola sale dalla Sicilia alla Lombardia dove da ieri quattro insegnanti sono in sciopero della fame. Stessa sorte per una maestra di 55 anni in provincia di Pordenone. Verso una manifestazione nazionale
Protesta sì, ma quale? La domanda è lecita, e insidiosa, visto che l'Ufficio scolastico regionale della Regione Lombardia, settimana più settimana meno, durante l'ultimo anno è stato quasi sempre presidiato dagli insegnanti precari triturati dalla «riforma» dei ministri Tremonti & Gelmini. Quest'anno, in sintonia con la protesta palermitana che sta dando il segno della preoccupazione dei precari della scuola (40 mila rischiano di non rientrare più nelle classi), anche i milanesi hanno deciso per lo sciopero della fame, almeno fino a sabato prossimo. Digiuneranno in quattro del Movimento Scuola Precaria. Cristina Virardi, insegnante di italiano alle medie, 29 anni di cui 3 da precaria, Alessandro Risi, professore di latino e greco, 39 anni, precario da quando ne aveva 31, Davide Bondesan, 28 anni, anche lui traballante sulle lettere antiche da 3 anni, e Miriam Petruzzelli, insegnante di sostegno di 34 anni, da 6 costretta ad arrampicarsi sulle graduatorie. Info: www.forumscuole.it/msp.
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Scritto da Redazione de Il Manifesto
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Venerdì 03 Settembre 2010 00:50 |
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Il Manifesto, 2 Settembre 2010

FOTO ANGELA QUATTRONE-EMBLEMA
Inizia la via crucis della scuola, da sud a nord dilaga la protesta dei precari senza incarico per i tagli del governo. In 41 mila rischiano di non ritrovare il posto di lavoro. Dopo i digiuni dei docenti siciliani e di Benevento, insegnanti in sciopero della fame anche aMilano e in Friuli. Solidarizza con i manifestanti l’intera opposizione, dal Partito democratico all’Idv, da Sel a Rifondazione. E il governo tace |
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Scritto da redazione de il Manifesto
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Venerdì 03 Settembre 2010 00:35 |
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il Manifesto, 2 settembre 2010
NOMADI «Entro la settimana partirà il piano che prevede la chiusura di circa 200 microaccampamenti». Gianni Alemanno interviene su Rai1 a «Unomattina» e spiega che farà meglio di Sarkozy: «La sua è una strategia molto enfatizzata a parole ma debole nella sostanza, e quindi non mi convince». «Stanno arrivando a Roma nuove ondate di nomadi e di cittadini di origine romena», ha sparato il sindaco capitolino incassando lo sgombero del campo di Quartaccio come prova del suo «impegno volto a recuperare le aree degradate, non solo restituendo alla cittadinanza parti del territorio ma anche dando un concreto e puntuale riscontro a una richiesta di aiuto umanitario». |
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Scritto da Leo Lancari ROMA
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Venerdì 03 Settembre 2010 00:24 |
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Il Manifesto, 2 Settembre 2010
VATICANO - Nel 2001 era stato nominato da Wojtyla a capo del Consiglio pontificio sui migranti
Si dimette monsignor Marchetto. Aveva criticato le espulsioni dei rom
Le sue prese di posizione a difesa di nomadi e immigrati speso hanno dato fastidio a più di un governo, Francia e Italia in testa, ma forse qualche volta sono risultate indigeste anche alle gerarchie vietare. Sarà per questo che il 28 agosto scorso, quando sono maturati i tempi perché monsignor Agostino Marchetto potesse andare in pensione con 5 anni rispetto al previsto, dalla Santa Sede non si è perso tempo per accettarle. Una procedura normale, come ci tiene a sottolineare l'ufficio stampa vaticano, messa in atto in seguito a un a esplicita richiesta di prepensionamento avanzata da monsignor Marchetto più di un anno fa. Di sicuro, però, non si è perso tempo nell'accettarle.
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Scritto da Paolo Valera
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Giovedì 02 Settembre 2010 00:55 |
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il Manifesto, 1 settembre 2010
VUOTI DI MEMORIA «Luogo infetto. Luogo puzzolente. Luogo antigienico. Il colera ve ne ha sepolti più di cinquecento in poche settimane. La miseria in cui sono stati tenuti ha contribuito alla falciatura delle loro vite. Nessun Paese ha trattato i prigionieri di Stato come l'Italia. Li ha nutriti come carcerati, con 600 grammi di pane e con una gavetta di minestra nauseosa. Il loro giaciglio è stato di paglia sternita, buttata in terra, sparpagliata sulle pietre o sugli ammattonati, come per le bestie. Il loro giaciglio è stato della paglia sternita, buttata in terra, sparpagliata sulle pietre e gli ammattonati, come per le bestie. Si sono obbligati a smettere il barracano. Si sono vestiti come tanti pezzenti. Si sono dati loro gli stracci, i rifiuti dei coatti. Calzoni pezzate, giacche oleose, camicie che spellavano o davano il prurito spasmodico. Gli arabi sono abituati al piede libero. Si sono obbligati a calzare scarpe pesanti, dal cuoio duro (...) Dovevano circolare nei confini angusti, chiusi fra le muraglie, con una striscia di cielo sulla testa...» (Il «lager» di Ustica, dove vennero deportati dagli italiani 919 ribelli libici; reportage dell'anarco-socialista Paolo Valera per il giornale «La folla», ottobre 1912) |
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