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Scritto da Lawrence of Cyberia
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Lunedì 08 Marzo 2010 07:59 |
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04 September 2006

"Les Palestiniens ne combattent pas les Israéliens par antisémitisme, anti-blanchisme, anti-occidentalisme, ou quoi d'autre encore. L'historien israélien Benny Morris a saisi le conflit en termes de dépossession et de déplacement des Palestiniens de leurs terres. Quand on a dépouillé la crise de la propagande et des mythes qui la recouvrent, voilà ce qu'il en reste"... ("The Palestinians don't fight the Israelis because they are antisemitic, anti-white, anti-western, or any other such thing. The Israeli historian Benny Morris summed up the conflict in terms of the dispossession and displacement of the Palestinians from their lands. When one strips away from the conflict all the propaganda and the myths that surround it, that is what remains"...).
- Norman Finkelstein, Professor of Political Theory at DePaul University, Chicago. Cited by information:montreal-palestine
The photo is by Anthony Loewenstein. His new book, My Israel Question, is available here.
Update: Related article from today's BBC News -
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Scritto da Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (PFLP)
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Giovedì 04 Marzo 2010 07:07 |
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Associazione di Amicizia Italo-Palestinese, 3 marzo 2010
mrzine.monthlyreview.org
01.03.2010
Il 25 febbraio 2010, Forze di Sicurezza dell’Autorità Palestinese hanno arrestato a Nablus un gruppo di compagni come dimostrazione della loro “cooperazione per la sicurezza” con l’occupazione israeliana.

La compagna Khalida Jarrar, che fa parte dell’Ufficio Politico del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, ha denunciato con forza questi arresti, dichiarando che tali azioni servono solo agli interessi dell’occupante sionista e richiedendo l’immediato rilascio dei compagni arrestati.
La compagna Jarrar ha domandato il bando totale degli arresti politici e la fine della politica della cooperazione per la sicurezza con l’occupante, e della partecipazione alla sua attività di aggressione contro il nostro popolo.
Nelle prime ore del mattino del 25 febbraio, i compagni Muhammad At-Teriaqi, di 17 anni, Muhammad Jihad An-Natur, di 18 anni, Omer Tayseer Abdul Haq, di 18 anni, e Muhammad Al-Madani, di 17 anni, sono stati arrestati a Nablus dalle Forze di Sicurezza dell’Autorità Palestinese.
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Scritto da As'ad
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Sabato 27 Febbraio 2010 08:54 |
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The Angry Arab News Service, February 25, 2010
Yes. (thanks Olivia)
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Scritto da Francesca Borri
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Mercoledì 24 Febbraio 2010 12:12 |
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Peacelink, 21 febbraio 2010
Il governo israeliano ha negato il visto alla missione Goldstone, e scelto di non cooperare alle indagini su Piombo Fuso. Ma al momento delle domande scomode, su Fatah e Hamas e le loro milizie, le autorità palestinesi si sono trincerate in un identico silenzio. Lo "stato unico" secondo Shawan Jabanien, direttore di Al Haq

"Qualsiasi commento e analisi, la prima critica a Israele è la decisione di non cooperare. Nessuno aggiunge però, che né il governo Fayyad nella West Bank, né il governo Haniyeh nella Striscia di Gaza hanno opposto mezza argomentazione e giustificazione alla missione Goldstone, quando si è cominciato a guardare di qua dal Muro, solo una stessa assenza - perché mentre gli israeliani strangolavano una popolazione già stremata da anni di occupazione e poi embargo, e senza neppure consentire la fuga, Fatah e Hamas non hanno trovato niente di meglio da fare che un regolamento generalizzato dei conti: un inferno parallelo. E né i singoli palestinesi, comuni cittadini, hanno voluto parlare: segno di intimidazioni. Naturalmente la responsabilità palestinese non è minimamente paragonabile alla responsabilità israeliana - razzi inclusi, correttamente qualificati come crimine di guerra: ma premesso questo, tocca riconoscere amari che l'approccio al diritto internazionale, qui, non è diverso, tra oppresso e oppressore: è per tutti completa indifferenza. Israele occupa larga parte delle pagine del Rapporto Goldstone semplicemente perché è stato il protagonista incontrastato di Piombo Fuso: perché Hamas ha capito che non esisteva resistenza militare possibile, e sostanzialmente non ha combattuto. E quelle rare volte che ha combattuto, è vero, non è mai ricorsa intenzionalmente ai civili come scudo - scuole, ospedali, moschee. Ma per calcolo di convenienza, non nobiltà d'animo, solo l'inevitabile vincolo di qualsiasi movimento di liberazione: il sostegno della popolazione è fondamentale. Non altro. Ogni apparenza e illusione è smentita dall'anarchia dello scontro tra Fatah e Hamas innescato dal fallimento del governo di unità nazionale: strada per strada, senza alcuna attenzione ai civili. Si sguaina il diritto selettivi, qui, come arma di accusa, non contesto condiviso di disciplina. Mohammed Swerki, cuoco al servizio della guardia presidenziale di Fatah, finì giù da una finestra, a Gaza, per essere entrato nell'ufficio sbagliato con il suo vassoio del pranzo. La risposta di Fatah fu Husam Abu Qinas: giù dalla finestra, nella West Bank, perché legato a Hamas. Perché nessuna guerra, alla fine, ha combattenti migliori di altri - immunità morali: nessuno è illeso".
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