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«No al protettorato sulla Palestina»

il Manifesto, 16 giugno 2009, II pagina

RAMALLAH
Parla Saeb Erekat, capo negoziatore di Abu Mazen: noi abbiamo già riconosciuto Israele, mentre nel discorso di domenica il suo premier ha detto di no a Obama e alla Road Map. Vuole solo la continuazione dell'occupazione e del conflitto
L'Autorità palestinese (Anp) alza la voce e denuncia come un «inganno» ai danni della comunità internazionale e un «siluro» contro il processo di pace, l'apparente accettazione da parte del premier israeliano Benjamin Netanyahu di uno Stato palestinese smilitarizzato e privo di reale sovranità. Alcuni dei principali esponenti dell'Anp si dicono certi che Stati Uniti e Unione Europea non si lasceranno convincere dalle «proposte mediatiche» illustrate domenica sera dal premier israeliano. Eppure dietro questa fiducia di facciata nei confronti delle posizioni della comunità internazionale, in particolare dalla Casa Bianca, tra gli uomini del presidente Abu Mazen è scattato l'allarme rosso, ed è diffuso il timore che Bruxelles e Washington possano adottare una posizione più morbida verso Netanyahu, specie sulla questione del blocco della colonizzazione israeliana della Cisgiordania. Il quotidiano al Quds al Arabi di Londra ieri ha scritto che Netanyahu ha passato «la palla nel campo arabo-palestinese». Abu Mazen, in sostanza, potrebbe finire sotto pressione di Stati Uniti ed Europa, spinto ad accettare la ripresa senza precondizioni del negoziato invocata ieri dal premier israeliano e a rinunciare al blocco della colonizzazione. Tra i più sdegnati per l'approvazione al discorso di Netanyahu giunta da non pochi esponenti dell'Ue, c'è il caponegoziatore dell'Anp Saeb Erekat.


Il premier israeliano Netanyahu ha descritto uno Stato palestinese con sovranità molto limitata, eppure Stati Uniti e Unione Europea si sono affrettati ad applaudirlo. Come lo spiega?
Non me lo spiego, anzi trovo del tutto illogico questo entusiasmo degli europei e degli americani. Forse che non hanno ascoltato le parole di Netanyahu? È stato vago su tutto, ha detto di no al blocco della colonizzazione, ha ribadito di fatto il suo no alla soluzione dei «due Stati» perché lo Stato palestinese che ha in mente in realtà è un protettorato. Ha detto di no alla Road Map, al piano di Annapolis, al discorso pronunciato (il 4 giugno al Cairo) dal presidente Barack Obama. Ha detto no a tutto, bastava sentire il suo discorso, e neppure con troppa attenzione, per capire che il disegno strategico di Netanyahu non vuole favorire la pace, ma la continuazione dell'occupazione e del conflitto israelo-palestinese. Se gli europei e gli americani preferiscono non vedere, far finta di non capire quello che dice Netanyahu, farsi prendere in giro, è un loro problema perché noi palestinesi diciamo no a questo colossale inganno.

I media di mezzo mondo non parlano d'altro che della svolta di Netanyahu che finalmente ha accettato l'indipendenza palestinese. Indipendenza palestinese? Ma di quale indipendenza parlano? Netanyahu è stato chiarissimo: quando i palestinesi accetteranno di non avere alcuna sovranità su Gerusalemme, quando rinunceranno al controllo su confini e spazio aereo, quando riconosceranno Israele come Stato degli ebrei dimenticando che nel paese vivono un milione e mezzo di arabi, quando accetteranno l'autorità di fatto di Israele sul loro territorio, allora potranno issare la bandiera, cantare l'inno nazionale e chiamare i loro villaggi Stato di Palestina. Tutto ciò è assurdo oltre che inaccettabile. Ripeto, sono molto sorpreso dal livello di approvazione che il discorso di Netanyahu ha ricevuto in Occidente.

A questo punto è possibile che Ue e Stati Uniti cerchino di convincere Abu Mazen a tornare al tavolo delle trattative, rinunciando ad ogni precondizione, e riconosca Israele quale patria del popolo ebraico. Come reagireste a eventuali pressioni di questo tipo?
Noi abbiamo capito bene il significato del discorso di Netanyahu e non cederemo di fronte a chi offre il nulla e inganna la comunità internazionale. Riguardo alla questione del riconoscimento di Israele quale Stato ebraico, il presidente Abu Mazen qualche settimana fa è stato categorico. Noi palestinesi abbiamo già riconosciuto lo Stato di Israele e continueremo a riconoscerlo nei termini che conosciamo. Non ci interessa come si vede e si autodefinisce Israele, ufficialmente siamo impegnati in un processo con lo Stato di Israele e andremo avanti così. Quando si va all'ambasciata israeliana di Roma sulla targa all'ingresso c'è forse scritto: Stato del popolo ebraico? No, c'è scritto ambasciata di Israele e noi a quello Stato continueremo a fare riferimento.