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Scritto da A cura di Khaldoun
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Martedì 26 Gennaio 2010 11:14 |
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22 gennaio 2009
Nei giorni dell’ attacco israeliano sulla Striscia di Gaza la protesta contro il governo Olmert non ha percorso solo le strade delle capitali arabe ed europee: a Tel Aviv, a Jaffa e in tutte le città con un grande numero di arabi israeliani sono scese in piazza le associazioni pacifiste israeliane. I sondaggi non lasciano spazio a dubbi: la schiacciante maggioranza della società israeliana era a favore dell’intervento militare a Gaza ed era convinta che l’attacco fosse neccessario per la difesa degli abitanti del sud del paese. Tuttavia esiste anche un’altra Israele, spesso disprezzata dal resto della popolazione, che non si ferma alle notizie della stampa ufficiale, l’Israele di chi cerca di capire il punto di vista della controparte palestinese e di creare le condizioni per la pace dal basso.

In Israele ci sono organizzazioni per la difesa dei diritti umani, per il sostegno all’obiezione di coscienza e per la pace ed il dialogo che lavorano ogni giorno cercando di adottare un approccio non partigiano volto alla riconciliazione ed alla convivenza con i vicini palestinesi. Spesso sono accusati di essere traditori, minacciati e talvonta anche aggrediti dagli integralisti ebraici che popolano le colonie israeliane illegali in territorio palestinese. Il più grave episodio recente è stato l’attentato esplosivo che ha ferito lo storico ed attivista di Peace Now Zeev Sternhell sulla porta della sua abitazione. I soldati che rifiutano il servizio militare nei territori occupati o durante le azioni di guerra, i cosidetti Refusnik, pagano con il carcere la loro obiezione di coscienza, eppure il loro numero è in crescita nonostante la difficoltà della loro scelta.
Ospiti di questa puntata:
In redazione: Khaldoun, Marzia Coronati, Francesco Diasio
Le produzioni di Scirocco sono realizzate con il contributo dell UE, nell’ambito del progetto Community Radio Station in Birzeit area
Ascolta "Gaza: le voci dell'altra Israele" [25:56m]: Play Now | Play in Popup | Download
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Scritto da Paola Canarutto
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Sabato 16 Gennaio 2010 18:15 |
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A la Stampa, il Corriere della Sera, l'Unità e la Repubblica
16 gennaio 2010
Gentile direttore, il redattore capo dell'edizione di lingua inglese di Ma'an News, un'agenzia di stampa palestinese, è stato fermato all'aeroporto di Tel Aviv. Gli si vuole negare l'ingresso in Israele e nei Territori Occupati, in quanto nel suo lavoro 'critica Israele'. La sua compagna, volontaria presso la chiesa luterana, è già stata rispedita indietro.
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Scritto da Rete-ECO
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Venerdì 15 Gennaio 2010 21:53 |
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10 gennaio 2010
Le continue violazioni da parte di Israele dei diritti umani dei Palestinesi hanno raggiunto limiti intollerabili sia in Israele sia nei Territori Palestinesi Occupati (OPT) ed a Gaza. Oltre le violazioni del diritto internazionale, sancito da numerose dichiarazioni della Nazioni Unite alle quali Israele ha formalmente aderito, Israele si è reso colpevole di gravissimi crimini contro l’Umanità. Recentemente a Gaza l’esercito israeliano ha compiuto un immane massacro di civili, con oltre 1400 morti tra cui numerosi bambini ed infanti, ben documentato nella relazione della Commissione di inchiesta delle Nazioni Unite, presieduta dal giudice Goldstone. Un simile massacro era stato commesso da Israele nel 2006, in Libano. L’invasione da parte di coloni israeliani, appoggiati dall’esercito, nei OPT di Cisgiordania, è proseguita e prosegue tuttora, accompagnata dalla espulsione dei Palestinesi dalle loro case e dalle loro terre. A nulla sono valse, sinora, le condanne da parte di varie Istituzioni delle Nazioni Unite: Israele non ha ascoltato nessuna delle ingiunzioni, forte dell’appoggio degli Stati Uniti d’America e del colpevole silenzio o comunque mancanza di sanzioni da parte dell’Unione Europea.
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Scritto da Miryam Marino
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Venerdì 08 Gennaio 2010 08:21 |
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in dialogo - notiziario della rete radié resch - dicembre 2009
Ruth Hiller esponente del movimento antimilitarista israeliano New Profile afferma – il militarismo è nel latte delle nostre madri-. Israele è una società fortemente militarizzata e tale militarismo è intrecciato ad ogni aspetto della vita quotidiana, in particolare nel sistema scolastico che, come ha più volte denunciato Nurit Peled, prepara il bambino o bambina a diventare un futuro soldato. Ruth racconta che molte scuole israeliane durante l'ultimo anno della scuola superiore offrono un programma tenuto dall'esercito chiamato gadna, in ebraico, cioè "esercito della gioventù", per 5 giorni gli studenti, con i loro insegnanti, vanno in un campo di addestramento simile a una caserma, i ragazzi indossano uniformi e dormono in tende fornite dall'esercito, sono comandati da soldatesse che li fanno esercitare. Ciò allo scopo di abituarli a considerare l'esercito la loro vera famiglia. Viene insegnato a disprezzare l'individualismo, cioè a pensare con la propria testa, ed esaltare lo spirito di gruppo. Chi si sottrae a tale modo di pensare è considerato poco meno che pazzo e emarginato. Nelle gite di studio vengono fatti visitare i campi di battaglia, i monumenti ai caduti si trasformano in centri sociali e di ritrovo, il militarismo è dappertutto, nelle case, nelle università, nei musei, nelle scuole e nei media. R. H. individua nei genitori israeliani e nel loro impegno educativo il nodo fondamentale per la preparazione alla guerra nei processi di socia1izzazione dei giovani. 'L'autorità dei genitori è usata per modellare i figli in soldati di cui lo stato afferma di avere un enorme bisogno; -scrive Ruth Hiller-i genitori sono probabilmente il più grande settore indottrinato del popolo israeliano e lavorano per rendere durevole la macchina della guerra rendendosene più o meno conto."
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Scritto da Paola Canarutto
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Domenica 03 Gennaio 2010 21:58 |
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Trieste, 14 e 15 dicembre 2009
Sono invitata a parlare del conflitto israelo-palestinese, e lo farò sulla base del report di Goldstone, ma prima vorrei accennare allo scenario politico mondiale. Israele e i suoi alleati erano stati importanti nello scatenare l’attacco all’Iraq, e ora Blair ha ora confessato che armi di distruzione di massa lì non ce n’erano. Ora la prospettiva è quella di un attacco israeliano all’Iran. Che non solo porterebbe a un massacro di dimensioni enormi (l’effetto di un bombardamento di centrali atomiche equivale allo scoppio di quante bombe atomiche?), ma anche ad un altro rischio gigantesco. Chi può sapere come reagirebbero la Russia e la Cina? Il pericolo è quello di una terza guerra mondiale.
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