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Bottega Scriptamanent, aprile 2010

Pubblicata da Città del sole una serie di racconti: guerra, un circolo di odio e di dolore
Sebbene non sia facile proporre una riflessione volta a sondare luoghi dell’animo umano, che mantengono sempre una sorta di inaccessibilità, – pensiamo al dolore, al bisogno di pace o, ancora, alla ricerca di senso – una simile sfida è stata accolta dall’artista e scrittrice Miriam Marino, che ha pubblicato una raccolta di racconti incentrati sul tema drammatico della guerra in Medio Oriente dal titolo emblematico ed evocativo: Gabbie (Città del sole, pp. 112, € 6,00).
Si tratta di argomenti difficili da affrontare, soprattutto per quanti tentino di farlo senza scivolare in facili retoriche, stucchevoli coinvolgimenti puramente emotivi o fredde analisi razionali che, indolori e inefficaci, si limitano a scivolare addosso alle coscienze assopite. Spesso sono, appunto, gli artisti i soli che riescono a farsi carico di un simile compito e a portarlo a termine con successo, lasciando attraverso le loro opere traccia e testimonianza di quella sfida raccolta, di quell’impegno vissuto.
Un tratto che sembra connotare, in maniera del tutto particolare, le sensibilità e le personalità artistiche è costituito da quella singolare capacità di cogliere, percepire, lasciarsi anche dolorosamente attraversare dalle dinamiche del contesto sociale e culturale di appartenenza, riconoscendo con vividezza e forza empatica non comuni i bisogni e le intime lotte che agitano l’animo dei propri simili, prima ancora e con più urgenza di quanto essi stessi non facciano. È una sorta di accoglienza del mondo esterno nella propria interiorità, che diventa così il luogo nel quale, come per effetto di un misterioso processo alchemico, tutto ciò che si è raccolto viene trasformato, sublimato e reso finalmente accessibile allo sguardo e alla coscienza collettiva, nella forma dell’opera d’arte offerta al pubblico.
Il luogo del conflitto e della pace
L’artista, dunque, non può fare a meno di produrre arte. È una fatica costante, ma se non lo facesse la sua natura stessa lo schiaccerebbe, resterebbe annichilito dalla forza della sua sensibilità: «Col cuore incrinato / le braccia tendo / per catturare il vuoto / testimone del nulla / dell’assenza e del dolore. // Della morte che da sempre ci scruta / vedo la gelida mano. // Ma la vita dov’è?». C’è un grido in questi versi della Marino, un dolore, una ricerca che non possono essere attribuiti ad una voce sola, non si lasciano ricondurre ad un’unica sorgente. Piuttosto, la bocca, la penna dell’autrice si fa tramite, veicolo di mille richiami altrimenti muti che salgono dal fondo oscuro di tutti i cuori incrinati, dalle braccia tese di chi cerca vita, non morte.
E vuole pace, non guerra.
In Medio Oriente, ad una distanza irrisoria da noi, nel nostro mondo in cui tutto e tutti sono ormai dietro l’angolo, da decenni si consuma uno dei conflitti più lunghi e sanguinosi della storia. Di questa tragedia ha voluto scrivere nel suo libro la Marino, già attiva nella promozione e difesa dei diritti umani, in collaborazione con associazioni quali “Amici nella Mezza luna rossa palestinese”, “Ebrei contro l’occupazione”, e “Stelle cadenti – artisti per la pace”.
Come scrive nella Prefazione Yousef Salman, delegato della Mezza luna rossa palestinese in Italia, «Nessuna questione al mondo ha occupato da più di un secolo, i giornali, le TV e la politica araba e mondiale come quella palestinese [...]. Normalmente l’interesse generale, spesso dipendente dal momento, gli impegni e gli sforzi politici, diplomatici ed economici dell’intera Comunità Internazionale e l’andamento naturale degli eventi fanno sì che i problemi con il tempo tendano a risolversi ed a scomparire, al contrario la questione israelo-palestinese si complica sempre di più, e la soluzione a tutt’oggi, purtroppo, sembra sempre più lontana».
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