Vorrei, 9 febbraio 2017

 

dice Amira, mentre capisce che un palestinese che vive in un campo profughi chieda che gli ebrei occupanti se ne vadano, perchè l’ingiustizia che subisce è insopportabile; però invece quando sente europei o occidentali dire la stessa cosa, nella sua mente suonano campanelli di allarme che segnalano un facile rigurgito di antisemitismo: detto da un europeo non lo accetta, vorrebbe piuttosto vedere un’azione decisa e mirata per costringere gli israeliani e i loro governi a fare veramente la pace con i palestinesi.

[...] [C]ome è stato messo bene in luce da Giorgio Forti, rappresentante di Rete ECO, già dalla fine degli anni ’30 in poi una grave responsabilità fu quella degli USA, che restrinsero drasticamente i permessi di immigrazione agli ebrei europei in fuga dalle persecuzioni antisemite, lasciando così la Palestina come una delle poche vie di fuga. Dopo la guerra, l’emigrazione degli ebrei sopravvisuti all’Olocausto verso la Palestina fu incoraggiata anche dagli europei, senza considerazione del fatto che quella terra fosse già abitata da una popolazione che non aveva alcuna responsabilità dell’Olocausto. Così il conto dell’antisemitismo fu fatto pagare a chi non c’entrava affatto: tutti noi europei abbiamo un debito pesante, non solo morale ma economico, verso la popolazione autoctona palestinese che perse (o sta perdendo adesso) casa, terre e mezzi di sostentamento, e verso chi fu costretto ad una diaspora in campi profughi tutt’ora sparsi nel Vicino Oriente, in Libano, Siria, Giordania e altro [....]