19/7/2017

Il raid è stato compiuto ieri nella provincia di Taiz. Il blocco sunnita, inoltre, ha anche impedito l’ingresso di un aereo Onu che trasportava operatori umanitari e 3 giornalisti della Bbc. Continuano i combattimenti: 26 i morti soltanto lunedì

Foto tratta da Yemenpress.org

Foto tratta da Yemenpress.org

Roma, 19 luglio 2017, Nena News – Nuova mattanza di civili in Yemen firmata dalla coalizione sunnita a guida saudita. Almeno 20 yemeniti sono stati uccisi ieri in un raid su un campo rifugiati nella provincia di Taiz. A dare la notizia è l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) secondo la quale il bombardamento ha colpito il distretto Mawza di Taiz e ha ucciso un’intera famiglia. L’Unhcr, si legge in un comunicato, è “profondamente scioccata e rattristata per gli sfollati interni morti e feriti a causa di un attacco aereo. Quest’ultimo incidente dimostra nuovamente quali pericoli estremi affrontino i civili in Yemen e come a pagarne il prezzo più alto nel conflitto siano proprio quelli che provano a sfuggire alle violenze”.

Non è la prima volta che la coalizione “sbaglia” il bersaglio: da quando ha iniziato la guerra (marzo 2015) contro i ribelli houthi, infatti, in più circostanze Riyadh è stata accusata dalle ong per i diritti umani di aver bombardato riunioni di civili, ospedali e aree residenziali.

Nelle ultime 24 ore, però, la coalizione saudita non si è limitata “solo” a colpire i civili. Secondo un ufficiale delle Nazioni Unite, infatti, un volo dell’Onu che trasportava operatori umanitari e 3 giornalisti della Bcc, partito da Gibuti e diretto alla capitale Sana’a (ancora in mano agli houthi), è stato bloccato dall’alleanza sunnita capitanata da Riyadh. La motivazione ufficiale? L’incolumità dei giornalisti a bordo non sarebbe stata garantita.

A denunciare l’accaduto è Ahmed Ben Lassoued, portavoce dell’Ocha (Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari umanitari). Secondo Lassoued, infatti, “la coalizione ha detto che la sicurezza dei giornalisti non poteva essere assicurata nelle aree controllate dai ribelli e perciò ha avvisato i 3 reporter della Bbc di viaggiare su voli commerciali”. “[Quanto accaduto] è spiacevole e spiega parzialmente perché la situazione in Yemen, che vive una delle più gravi crisi umanitarie a livello mondiale, non stia ottenendo abbastanza risonanza mediatica in campo internazionale” ha aggiunto. Per Lassoueud c’è un filo sottile che unisce il lavoro degli operatori dell’informazione e l’emergenza umanitaria: “La mancata copertura dei media [sui fatti yemeniti] sta anche ostacolando gli sforzi per attirare l’attenzione della comunità internazionale e dei donatori”.

La replica della coalizione non si è fatta attendere. Raggiunto dalla Reuters, un suo ufficiale ha detto che il governo yemenita è l’unico che può rilasciare visti per gli stranieri e che gli ingressi all’interno del Paese devono avvenire con voli commerciali diretti ad Aden, la “capitale” provvisoria del governo Hadi (quello riconosciuto internazionalmente). “L’Onu – ha dichiarato – si preoccupa di trasportare i giornalisti solo quando vengono a seguire le sue attività”.

Non si fermano, intanto, i combattimenti nel Paese. Almeno 15 houthi e 8 soldati yemeniti sono morti lunedì negli scontri divampati in due aree nel sud-ovest dello Yemen. Il primo episodio è avvenuto sulla strada che collega Taez e il porto di Houdeida sul mar Rosso. Il secondo, invece, ha avuto luogo nella zone di al-Hameli (a nord di Mokha) ricatturata dalle forze governative a febbraio. Sempre lunedì, inoltre, un attentatore suicida si è fatto esplodere con la sua macchina vicino ad una base militare nel distretto di Ain Bamaabad (nella provincia meridionale di Shabwa) uccidendo almeno 3 soldati.

La guerra in Yemen ha provocato almeno 10.000 morti (bilancio da tempo non aggiornato), la maggior parte dei quali è rappresentata da civili. Tre milioni sono gli sfollati. Dei 20 milioni di yemeniti, circa l’80% della popolazione necessita di aiuti umanitari (la metà ne ha bisogno immediatamente). 14 i milioni che non hanno accesso all’acqua potabile e ai servizi igienici. Senza dimenticare, poi, gli oltre 300.000 casi di colera attestati che hanno provato più di 1.700 morti. Nena News

 

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