+972, March 15, 2017

New tax filings show the country’s largest pro-Israel group gave money to a think tank that played a pivotal role in engineering Trump’s ban on Muslim immigration.

Republican presidential candidate Donald Trump addresses the 2016 AIPAC Police Conference in Washington D.C., March 21, 2016. (Photo courtesy of AIPAC)
Republican presidential candidate Donald Trump addresses the 2016 AIPAC Police Conference in Washington D.C., March 21, 2016. (Photo courtesy of AIPAC)

The American Israel Public Affairs Committee (AIPAC) has been noticeably quiet about the Trump administration’s slowness to denounce the spike in anti-Semitic attacks and bomb threats, its nomination of an ambassador to Israel who described J Street as “worse than kapos,” and its ties to ethno-nationalists like White House chief strategist Stephen K. Bannon and senior adviser Stephen Miller. But AIPAC has done more than just tolerate the U.S. tilt toward extreme and often xenophobic views.

04 mag 2017

Il presidente palestinese sperava di ottenere dalla Casa Bianca assicurazioni politiche ma il tycoon ha insistito su «lotta al terrorismo» e fine della «istigazione all’odio», come chiede Israele. E resta lo spettro del trasferimento dell’ambasciata Usa da Tel Aviv a Gerusalemme

Il presidente palestinese Abu Mazen (sinistra) e quello statunitense Trump

Il presidente palestinese Abu Mazen (sinistra) e quello statunitense Trump

   il Manifesto

Gerusalemme, 4 maggio 2017, Nena News – Sicurezza e lotta e terrorismo. È questo che Donald Trump ha ripetuto ad Abu Mazen giunto ieri alla Casa Bianca fiducioso di poter instaurare un rapporto fruttuoso con la nuova Amministrazione dopo aver temuto di essere messo ai margini. Trump peraltro, parlando ai giornalisti, è riuscito ad incrinare ulteriormente la già fragile posizione del presidente dell’Anp tra la sua gente, proclamandosi sorpreso positivamente da come israeliani e palestinesi lavorino bene nella sicurezza, in riferimento al coordinamento tra l’intelligence israeliana e quella palestinese tanto contestato dalla popolazione nella Cisgiordania occupata.

In un rapporto pubblicato stamattina, il Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia sottolinea la “disperazione di una intera generazione di bambini in età scolare che vede le sue speranze e i suoi sogni ridotti in frantumi”

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Roma, 3 settembre 2015 – Più di 13 milioni di bambini in Medio Oriente non vanno a scuola a causa dei conflitti in corso nella regione. Ad affermarlo, in un rapporto pubblicato stamattina, è l’Unicef, il Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia. “L’impatto distruttivo dei conflitti viene percepito dai bambini” ha affermato il direttore regionale dell’Unicef per il Medio Oriente e Nord Africa Peter Salama che ha sottolineato come il “danno causato dalle violenze non riguarda solo le strutture scolastiche” ma è anche psicologico perché fonte di “disperazione per una intera generazione di bambini in età scolare che vede le sue speranze e i suoi sogni ridotti in frantumi”. Nel suo report l’Unicef afferma che 8.850 scuole in Medio Oriente non sono più utilizzabili a causa delle guerre regionali sottolineando come siano stati complessivamente 214 gli attacchi a complessi scolastici avvenuti in Siria, Iraq, Libia, Territori Occupati palestinesi, Sudan e Yemen.

Haaretz, Apr 27, 2017

 

Tablet's Liel Liebowitz backed Gorka by whitewashing Hungary's WW2 leader as 'only' having killed 20,000 Jews, signalling how some Republican Jews seek an accommodation with the Trump administration and its ethno-nationalist advisers.

 

 

The article allows that Miklos Horthy, Hungary’s post-independence leader and a founder of the Vitez, did “on at least one occasion, co-operate with the Nazi plan for the extermination of European Jewry.” This refers to his deportation of 20,000 Jews, “most of them slaughtered by the Nazis.”

Mondoweiss, September 28, 2016

 

Friedman’s calculations are based on discredited numbers. He places 800,000 Jewish settlers in the West Bank and East Jerusalem, a sharp increase from the 500,000 to 650,000 settlers, according to governmental and United Nations figures. The 65-percent Jewish majority is also discredited. Most demographers say the numbers are around 50 percent Jewish and 50 percent Palestinians between the Jordan River and the Mediterranean Sea.