Il premier Netanyahu ha detto che le uccisioni di ieri sera sono “il risultato dell’istigazione dei palestinesi” e ha accusato il presidente dell’Autorità palestinese Abbas di non aver condannato l’attacco. Fatah e il braccio militare di Hamas: “è una risposta naturale ai crimini dell’occupazione”

Le vittime, Eitam e Naama Henkin

Le vittime, Eitam e Naama Henkin

AGGIORNAMENTO ore 13:15    Il presidente israeliano Rivlin: “Tutta la terra è nostra”. Attacchi di coloni in varie parti della Cisgiordania

“Stiamo affrontando una brutale ondata di terrorismo e voi siete in prima linea a pagare un prezzo salato” ha detto il presidente israeliano Rueven Rivlin parlando ai funerali dei due coloni Eitam e Na’ama Henkin uccisi ieri vicino al villaggio di Beit Furik (Nablus). Migliaia di persone hanno partecipato stamane alla cerimonia funebre dei due giovani israeliani. “Questa terra – ha aggiunto il presidente – è nostra nella sua interezza, è sotto la nostra sovranità ed è nostra responsabilità provvedere alla sua sicurezza e alla sicurezza dei nostri cittadini”. Rivlin ha poi invitato a continuare a costruire altri insediamenti: “non abbiamo costruito a causa del terrorismo e non ci fermeremo a farlo a causa sua”.

Numerosi attacchi di coloni contro case e veicoli palestinesi sono stati segnalati ieri notte in Cisgiordania. A Beitillu, vicino Ramallah, alcuni settler hanno appiccato il fuoco ad una macchina e hanno scritto in ebraico “Rivendica Henkin [dal cognome delle vittime di ieri, ndr]. Più di 200 coloni hanno provato a compiere un raid nella città di Huwwara (sud di Nablus) e a Burin. Attacchi di coloni registrati anche al checkpoint di Zatara

Prosegue intanto la caccia agli autori dell’attacco mortale di ieri. Secondo l’Intelligence israeliana, dietro a quanto avvenuto ieri ci potrebbe essere “la stessa cellula terroristica” responsabile di un’azione simile lo scorso 30 agosto. Allora un civile israeliano rimase ferito alla mano dopo essere stato sparato

della redazione

Roma, 2 ottobre 2015, Nena News – Una coppia di coloni israeliani, Eitam e Naama Henkin, è stata uccisa ieri sera da colpi di arma da fuoco nei pressi degli insediamenti di Itamar e Elon Moreh (vicino a Nablus) nel nord della Cisgiordania. Secondo il quotidiano Ha’Aretz, nell’attacco sono rimasti illesi i figli della coppia (di 9, 7, 4 anni e un neonato di 4 mesi).

L’esercito israeliano ha dichiarato tutto il distretto settentrionale di Nablus una zona militare chiusa e un ingente schieramento di soldati israeliani è “alla ricerca degli assassini”. Il portavoce dell’esercito, Peter Lerner, ha reso noto su Twitter che quattro unità militari sono presenti nell’area per “prevenire una escalation e per facilitare la caccia dei terroristi”. A rivendicare le uccisioni di ieri sera è stato un gruppo armato di Fatah noto come “Abdel Qader al-Hussein”.

La tensione è da settimane altissima nei Territori Occupati a causa delle dure restrizioni poste dalle autorità israeliane all’ingresso dei palestinesi alla Spianata delle Moschee a Gerusalemme. Mercoledì Tel Aviv ha deciso di limitare gli accessi alla moschea di al-Aqsa per i palestinesi per il quarto giorno consecutivo mentre ha permesso di nuovo l’ingresso nel compound degli estremisti ebrei (“turisti” secondo Israele) scortati da un folto numero di poliziotti israeliani. Una situazione di forte attrito tra palestinesi e israeliani che ormai regna da due mesi da quando,il 30 luglio scorso, alcuni coloni israeliani hanno dato fuoco alla casa della famiglia Dawabshe nel villaggio palestinese di Duma (distretto di Nablus) uccidendo un neonato e i suoi genitori.

Allora il premier israeliano Netanyahu parlò di “tolleranza zero” nei confronti degli estremisti e il capo dello stato Reuven Rivlin ammise con sconforto che Israele non aveva agito con la necessaria determinazione contro il “terrorismo ebraico”. Tuttavia in queste otto settimane il clamore suscitato dal rogo di Kfar Douma ha prodotto soltanto un ordine di “detenzione amministrativa” (carcere senza processo) per sei mesi nei confronti di tre militanti della destra e provvedimenti restrittivi nei confronti di una decina di coloni ed estremisti

A rendere ancora di più tesa la situazione sono le misure punitive severe adottate recentemente dal governo israeliano nei confronti dei palestinesi che lanciano sassi contro le auto e le forze armate israeliane (la pena minima prevista è di quattro anni di carcere). Sono poi quotidiani i raid che l’esercito conduce in Cisgiordania nei centri abitati palestinesi alla caccia di “terroristi”. A gettare benzina sul fuoco sono inoltre alcuni documenti che mostrano come lo stato ebraico stia pensando di autorizzare nell’area alcuni avamposti militari costruiti senza permessi da Tel Aviv.

Il clima teso che si vive in Cisgiordania è testimoniato dai numeri. L’Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari umanitari (OCHA) ha documentato finora 14 attacchi palestinesi contro coloni solamente nei giorni che vanno dal 15 al 28 settembre. Dall’inizio dell’anno 4 israeliani sono stati uccisi dai palestinesi. Ben più grave, però, il bilancio in termine di vite umane per questi ultimi: sono infatti 24 le vittime palestinesi per mano israeliana in Cisgiordania.

Commentando l’attacco da New York, il premier Netanyahu ha detto che il “risultato dell’istigazione palestinese ha prodotto un atto di terrorismo”. “Non ho sentito alcuna condanna da parte dell’Autorità palestinese [per quanto avvenuto]” ha dichiarato il primo ministro che ha poi fatto esplicito riferimento all’episodio di Duma dello scorso luglio. “Io e l’intera leadership israeliana lo condannamo subito con forza. Mi recai in ospedale, abbiamo dato [alla famiglia] tutta l’assistenza possibile. Confrontate [il nostro atteggiamento] con questo silenzio assordante [da parte palestinese]”.

Durissimo il ministro dell’agricoltura Uri Ariel che ha detto che “la risposta a questo terribile omicidio deve essere l’annessione dell’area C [il 60% della Cisgiordania, sotto il pieno controllo israeliano, ndr] e l’espansione delle colonie a Gerusalemme e in Giudea e Samaria [Cisgiordania, ndr]”. Sulla stessa lunghezza d’onda il suo collega di partito, Naftali Bennet. Bennet, leader di Casa Ebraica nonché ministro dell’educazione, ha detto che “il tempo per i negoziati [con i palestinesi] è finito. E’ ora di agire”. Il titolare del dicastero dell’istruzione ha poi rincarato la dose: “un popolo, i cui leader sostengono gli omicidi, non avrà mai uno stato”.

Pugno duro dunque contro chi spara. Ovviamente solo se è palestinese. Bennet, infatti, non ha mostrato la stessa inflessibilità quando, sempre ieri, le forze armate israeliane avevano sparato e ferito un 28enne palestinese negli scontri divampati tra coloni e palestinesi vicino a Betlemme. I violenti tafferugli avevano avuto inizio quando un colono aveva aperto il fuoco contro una scuola nel villagio di Tuqu. Secondo fonti palestinesi, quando l’assalitore ha provato ad allontanarsi i palestinesi avrebbero gettato contro la sua macchina alcune pietre rompendo un finestrino e ferendolo leggermente.

Di tutt’altro avviso è il commento delle fazioni palestinesi sui fatti di ieri sera. Fatah ha detto che l’uccisione dei due coloni è “una risposta naturale ai crimini compiuti dall’occupazione [Israele, ndr] e dai coloni”. La responsabilità di quanto accaduto, sostiene il partito del presidente Abbas in un comunicato, è del “governo di occupazione”. Sulla stessa lunghezza d’onda le Brigate ‘Ezz ad-din al-Qassam. Il braccio militare del movimento islamico Hamas ha infatti lodato l’uccisione dei due coloni: “benediciamo questo atto eroico contro gli usurpatori sionisti” ha scritto su Twitter il portavoce militare delle Brigate al-Qassam Abu ‘Ubayda che ha promesso che l’atto compiuto ieri “non sarà l’ultimo”. Nena News

 

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