L’Isis è stato in grado di aprire altri fronti, di colpire nel cuore dell’Europa e in Libano. Nella capitale austriaca si discute di una soluzione al conflitto, ma resta da sciogliere il nodo sul futuro di Assad

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Roma, 14 novembre 2015, Nena News – Gli attentati di Parigi mettono pressione (e hanno esclissato dai media)  sul negoziato di Vienna sulla Siria, iniziato oggi con venti tra potenze locali e internazionali e fazioni attive nel conflitto sedute al tavolo delle trattative per discutere di una soluzione che appare ancora lontana. Nessuno si aspetta una svolta dall’incontro, ma i quasi 130 di morti per mano dell’Isis in Francia hanno riaperto il fronte europeo, all’indomani di una altro grave attentato, sempre a opera dei jihadisti, a Beirut (oltre 40 morti), nel quartiere di Hezbollah che combatte al fianco delle truppe di Assad in Siria. E da più parti si chiede un’accelerazione.

 

Sul campo di battaglia, l’Isis sta subendo la duplice offensiva dell’esercito di Damasco, aiutato dalla copertura aerea russa e dai consulenti militari iraniani, e in Iraq quella dei peshmerga curdi che con il sostegno dei raid della coalizione guidata dagli Stati Uniti hanno ripreso la strategica città di Sinjar, spezzando la continuità territoriale tra Iraq e Siria del sedicente Stato islamico che però occupata la parte occidentale  del Paese.

Ma l’Isis è stato in grado di aprire altri fronti, di colpire nel cuore dell’Europa e in Libano, Paese fragile, coinvolto nel conflitto siriano e prossimo alle elezioni. E nella campagna militare contro gli uomini di Abu Bakr al Baghdadi la Francia ha un ruolo piuttosto attivo, il più attivo tra i Paesi occidentali. E infatti, nella loro rivendicazione, i jihadisti si sono riferiti proprio ai bombardamenti francesi “nelle terre del califfato”. Per molti la carneficina di ieri nella capitale francese, che il presidente Hollande ha definito un “atto di guerra”, è una chiara ritorsione per il ruolo francese nel conflitto.

I caccia francesi sono entrati in azione all’inizio della settimana, colpendo gli impianti petroliferi e di gas nell’area di Deir ez-Zor. Un attacco teso a distruggere le infrastrutture e le risorse finanziarie del gruppo jihadista. Inoltre, il capo dell’Eliseo ha annunciato il dispiegamento nel Golfo della portaerei Charles de Gaulle, di supporto alle operazioni in Siria e in Iraq. Da settembre l’impegno militare francese nell’area si è intensificato, soprattutto in Iraq. Inoltre, la Francia, primo Paese a unirsi alla coalizione anti-Isis in Iraq, fornisce supporto logistico e tecnico ai ribelli siriani (che la considerano l’alleato più impegnato ad aiutarli) e anche ai combattenti curdi. Nel 2013, quando Assad superò la “linea rossa” stabilita da Obama, impiegando armi chimiche a Ghouta, vicino a Damasco, la Francia si schierò a favore di un intervento militare che non fu messo in atto per l’opposizione di Washington e di Londra. Mentre sul fronte del negoziato, Parigi è sempre stata ferma nel sostenere l’uscita di scena di Assad.

Lo ha ribadito il ministro francese degli Esteri, Laurent Fabius, pochi giorni prima dell’incontro di Vienna: “Pensiamo che Assad non possa governare la Siria e che gli iraniani, che hanno truppe sul terreno anche se dicono che sono solo consulenti di guerra, non possano stare permanentemente in Siria”.

È questo il nodo da sciogliere a Vienna, assieme a una selezione dei gruppi armati attivi nel Paese (ovviamente, optando per quelli considerati moderati) che potranno partecipare al negoziato e quindi alla transizione post-guerra. È chiaro a tutti che se non si trova una soluzione per la Siria, l’Isis continuerà a rafforzarsi ed espandersi, minacciando anche l’Occidente. Ma le posizioni sono distanti, in particolare sul destino di Assad. È qui che si gioca il negoziato. I Paesi occidentali e arabi vogliono che si faccia da parte, ma per i russi e per gli iraniani Assad deve restare al suo posto.

Così a Vienna si discute sotto la pressione degli attacchi di Parigi. I sauditi sono stati i primi a dire, per bocca del diolomatico Adel Al Jubeir, che quanto accaduto ieri nella capitale francese “viola ogni etica e ogni religione”, aggiungendo che Riad chiede da tempo un’intensificazione degli sforzi per contrastare la piaga del terrorismo in ogni sua forma. Più o meno quello che ha sostenuto il primo ministro iracheno Haider al-Abadi.

Nella capitale austriaca è arrivato anche il ministro iraniano degli Esteri, Mohammad Javad Zarif, che aveva lasciato in sospeso la propria partecipazione. Per Zarif si deve porre “più attenzione ai miliziani del terrorismo”. Per Sergei Lavrov, ministro degli Esteri russo, è il momento di fare di più contro l’Isis, ma anche contro le altre fazioni terroristiche presenti sul campo di battaglia, come i qaedisti di Al Nusra. Tra le varie dichiarazioni di cordoglio rivolte a Parigi, c’è anche quella di Assad che ha condannato gli atti terroristici, ricordando però che quello che hanno provato i francesi i siriani lo patiscono da cinque anni . Nena News

 

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