Ieri migliaia di persone hanno partecipato in Libano ai funerali dell’ex miliziano, responsabile di un attacco armato nel 1979 e rimasto 29 anni in carcere in Israele, ucciso sabato sera a Damasco da un attacco aereo dello Stato ebraico. Oggi il Parlamento greco riconoscerà lo Stato di Palestina

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Roma, 22 dicembre 2015, Nena News – Tra grida di “Morte a Israele” migliaia di sostenitori di Hezbollah e di altre organizzazioni libanesi e palestinesi hanno partecipato ieri ai funerali di Samir Kuntar, il libanese druso, ex militante del Fronte di Liberazione della Palestina, ucciso sabato sera a Jaramana (Damasco), assieme ad altre otto persone, da un attacco aereo israeliano. Kuntar era noto in tutto il mondo arabo. Aveva trascorso 29 anni in una prigione israeliana per aver preso parte, all’età di 16 anni, ad un attacco armato (nel 1979) a Naharia, nel nord di Israele, in cui erano state uccise quattro persone, tra le quali due bambini. Dopo la scarcerazione avvenuta nel 2008 in seguito a uno scambio tra Israele e Hezbollah, Kuntar era entrato a far parte della leadership del movimento sciita libanese. È stato sepolto nel cimitero “militare” di al Rawdat Sayida Zeinab. Israele non ha rivendicato ufficialmente il raid aereo su Damasco, tuttavia esponenti del governo Netanyahu, come il ministro delle costruzioni Yoav Gallant, e alcuni parlamentari hanno espresso soddisfazione per l’eliminazione di Kuntar.

Con ogni probabilità il raid ha voluto dare una chiara indicazione delle ampie capacità delle forze aeree israeliane e della efficienza delle rete di spie siriane. Qualche siriano però cerca di strappare a Israele il “merito” dell’eliminazione di Kuntar. “I cavalieri dell’Hawran”, una delle milizie affiliate all’Esercito libero siriano, braccio armato dell’opposizione anti Bashar Assad, ha diffuso un comunicato in cui si attribuisce la paternità dell’attacco e lancia avvertimenti minacciosi ai rivali di Hezbollah che combattono dalla parte dell’esercito governativo impegnato dal 2011 contro una galassia di formazioni islamiste o jihadiste sulle quali emergono i qaedisti di al Nusra e l’Isis.

Ieri sera, in un atteso un discorso televisivo, il segretario generale di Hezbollah, Hassan Nasrallah, ha affermato l’intenzione di non lasciar passare senza reagire all’attacco contro Kuntar, peraltro seguito a diversi raid aerei compiuti da Israele in Siria nelle ultime settimane contro il movimento sciita.  In precedenza era stato molto chiaro un dirigente di primo piano di Hezbollah, Hashem Safieddine. «Gli israeliani si sbagliano se pensano di aver chiuso il conto con l’uccisione di Samir Kantar. Devono sapere che hanno aperto nuovi conti. Israele non ha ancora imparato la lezione, questa volta ha commesso la più grave delle stupidità». Allo stesso stesso tempo i leader di Hezbollah e il governo siriano si interrogano sull’atteggiamento ambiguo degli alleati russi. Gli israeliani non possono aver lanciato i loro cacciabombardieri contro Damasco senza aver avvertito in anticipo il comando militare russo che opera in Siria. Mosca e Tel Aviv infatti hanno stabilito nelle scorse settimane un coordinamento per evitare “incidenti” nello spazio aereo siriano. Quando i russi cominciarono alla fine dell’estate i bombardamenti in Siria, il premier israeliano Netanyahu si precipitò a Mosca ed ottenne da Putin il via libera a una intesa tra i due Paesi nei cieli della Siria. In sostanza i russi hanno garantito agli israeliani la continuazione dei loro raid contro Hezbollah e l’esercito siriano e così tengono spente le loro formidabili difese antiaeree quando i jet di Tel Aviv sorvolano la Siria e compiono i loro attacchi.

In casa palestinese, dove Kuntar godeva di stima e consensi, il raid israeliano ha suscitato reazioni diverse. Hamas, Jihad e la sinistra hanno condannato l’uccisione dell’ex prigioniero e con loro anche la base del movimento Fatah. L’Autorità nazionale palestinese e parte dei vertici di Fatah invece sono rimasti in silenzio.

Il presidente dell’Anp Abu Mazen è in visita ufficiale ad Atene dove oggi parteciperà alla seduta del Parlamento che riconoscerà lo Stato di Palestina. Si tratta di un voto non vincolante per l’esecutivo ma dal forte valore simbolico tanto che il premier Alexis Tsipras ha annunciato che nei documenti ufficiali greci da ora in poi ci sarà il nome Palestina e non più Autorità nazionale palestinese. Tsipras, che il mese scorso aveva incontrato Netanyahu e Abu Mazen, con il riconoscimento dello Stato di Palestina da parte del Parlamento cerca di equilibrare la posizione greca in Medio Oriente. Negli ultimi anni Atene ha stretto i rapporti con Israele, soprattutto dal punto di vista militare. Di recente sono circolate indiscrezioni sull’addestramento nello spazio aereo greco di piloti israeliani che avrebbero imparato ad aggirare il sistema antiaereo S-300 venduto dai russi qualche anno fa a Cipro che poi l’ha passato alla Grecia. Nena News

 

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