Haaretz, Feb. 19, 2016

 

the land army is preparing mainly for the challenge of fighting Hezbollah, with adaptations for dealing with weaker enemies, from Hamas to groups linked with the Islamic State.

Ieri migliaia di persone hanno partecipato in Libano ai funerali dell’ex miliziano, responsabile di un attacco armato nel 1979 e rimasto 29 anni in carcere in Israele, ucciso sabato sera a Damasco da un attacco aereo dello Stato ebraico. Oggi il Parlamento greco riconoscerà lo Stato di Palestina

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Roma, 22 dicembre 2015, Nena News – Tra grida di “Morte a Israele” migliaia di sostenitori di Hezbollah e di altre organizzazioni libanesi e palestinesi hanno partecipato ieri ai funerali di Samir Kuntar, il libanese druso, ex militante del Fronte di Liberazione della Palestina, ucciso sabato sera a Jaramana (Damasco), assieme ad altre otto persone, da un attacco aereo israeliano. Kuntar era noto in tutto il mondo arabo. Aveva trascorso 29 anni in una prigione israeliana per aver preso parte, all’età di 16 anni, ad un attacco armato (nel 1979) a Naharia, nel nord di Israele, in cui erano state uccise quattro persone, tra le quali due bambini. Dopo la scarcerazione avvenuta nel 2008 in seguito a uno scambio tra Israele e Hezbollah, Kuntar era entrato a far parte della leadership del movimento sciita libanese. È stato sepolto nel cimitero “militare” di al Rawdat Sayida Zeinab. Israele non ha rivendicato ufficialmente il raid aereo su Damasco, tuttavia esponenti del governo Netanyahu, come il ministro delle costruzioni Yoav Gallant, e alcuni parlamentari hanno espresso soddisfazione per l’eliminazione di Kuntar.

I suoi giovani genitori sono stati dilaniati dalle esplosioni, come tanti francesi a Parigi sono stati fatti a pezzi dalle bombe umane e abbattuti da raffiche di mitra. Eppure l’Europa sembra guardare con indifferenza alle vittime arabe delle stragi di Daesh. Il giornalista e analista politico Moe Ali: «Anche noi desideriamo una vita normale»

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– Il Manifesto

Roma, 23 novembre 2015, Nena News – Il Libano, dieci giorni dopo le bombe umane che hanno devastato Burj el Barajneh, si stringe intorno a un bimbo di tre anni, Haidar Mustafa. Il 12 novembre, quando i kamikaze dell’Isis hanno di nuovo portato la morte tra gli abitanti della periferia sud di Beirut, uccidendone 43, Haidar si è ritrovato solo e ferito gravemente in un letto d’ospedale. I suoi giovani genitori sono stati dilaniati dalle esplosioni, come tanti francesi a Parigi sono stati fatti a pezzi dalle bombe umane e abbattuti da raffiche di mitra. La prima esplosione è avvenuta davanti a una moschea sciita. La seconda, 7 minuti dopo, all’interno di un forno, ha colpito i passanti accorsi per offrire aiuto alle vittime della prima bomba. Eppure l’Europa sembra guardare con indifferenza alle vittime arabe delle stragi di Daesh, lo Stato islamico, nonostante i jihadisti di questo gruppo e di altre organizzazioni radicali sunnite abbiano trascorso gli ultimi anni ad ammazzare più altri musulmani, sciiti e membri di minoranze che non riconoscono come islamiche, che i cristiani e gli occidentali.

Il libanese druso, autore di un attacco armato nel 1979, era rimasto in carcere nello Stato ebraico fino allo scambio di prigionieri con Hezbollah avvenuto nel 2008. Un raid aereo a Damasco ha distrutto l’edificio dove si trovava. Israele non rivendica ufficialmente ma celebra la sua morte.

Samir Kuntar

Samir Kuntar

Roma, 20 dicembre 2015, Nena NewsAl Manar, la tv del movimento sciita Hezbollah, ha confermato questa mattina che Samir Kuntar, il prigioniero libanese detenuto più a lungo (29 anni) in Israele,  è stato ucciso sabato sera in un attacco aereo israeliano avvenuto la scorsa notte a Jaramana, un sobborgo della capitale siriana Damasco. Kantar è stato colpito in un palazzo residenziale dove sono rimaste uccise almeno altre otto persone, civili secondo fonti ufficiali siriane. Per i media israeliani invece sarebbero “miliziani”.