24/2/2017

La stampa israeliana mostra preoccupazione per l’aumento della capacità militare del movimento libanese dopo 6 anni di guerra in Siria e teme un conflitto se le provocazioni di Tel Aviv continueranno

Missili di Hezbollah (Foto: The Daily Star/Mohammed Zaatari)

Missili di Hezbollah (Foto: The Daily Star/Mohammed Zaatari)

Roma, 24 febbraio 2017, Nena News - Diventa sempre più alta la tensione lungo il confine tra Libano ed Israele. La stessa stampa di Tel Aviv, oltre ad alcuni esponenti politici e militari, continua ad evocare e parlare della prossima guerra, la terza, tra l’esercito sionista ed Hezbollah.

Hezbollah non può permettersela. Il movimento sciita è impegnato con migliaia di combattenti nel sanguinoso conflitto siriano e non può lottare su due fronti. Israele intanto prepara il secondo round del conflitto di dieci anni fa

Bint Jbeil, uno dei centri abitati colpiti con più forza dai bombardamenti israeliani del 2006

Bint Jbeil, uno dei centri abitati colpiti con più forza dai bombardamenti israeliani del 2006

Il Manifesto

Roma, 14 luglio 2016, Nena News - Percorrendo le strade, talvolta tortuose, del Libano del sud fino al confine con Israele o la statale che corre nella Valle della Bekaa, non passano inosservati i volti su grandi poster dei “martiri” di Hezbollah, i combattenti del Partito di Dio libanese caduti in battaglia. Se prima del 2011 appartenevano ai morti nelle guerre contro l’occupazione israeliana, oggi su quei manifesti ci sono anche i giovani sciiti caduti nei combattimenti in Siria a sostegno dell’esercito governativo contro i jihadisti. Dieci anni dopo l’offensiva israeliana nel Libano del sud, la Harb Tammuz (Guerra di Luglio), la nuova generazione di “martiri” è figlia della crisi siriana. Certo, un altro conflitto tra Hezbollah e Israele è possibile, se ne parla da tempo e i comandi israeliani si preparano al nuovo “round”. Da parte sua il segretario generale di Hezbollah, Hassan Nasrallah, avverte che il suo movimento possiede decine di migliaia di razzi e missili in grado di colpire anche Tel Aviv e di difendere il Libano. Eppure oltre i proclami bellicosi le due parti sanno che se scoppierà una nuova guerra a innescarla sarà Israele. Hezbollah non se la può permettere. 

Le Monde, jeudi 14 juillet 2016


l’un des adolescents s’empare d’une petite boîte métallique qui traîne dans l’herbe. Ses camarades, avertis des dangers des bombes à sous-munitions – dont l’armée israélienne a tapissé le sol de la région à la fin du conflit de l’été 2006 avec le mouvement chiite libanais Hezbollah –, tentent de lui faire lâcher prise. Trop tard. L’engin explose au milieu de la bande de copains, blessant huit d’entre eux, dont Nabih, et surtout Hassan, qui gît le corps ensanglanté.

28/12/2016

Viaggio nella condizione dei rifugiati in Libano, esposti allo sfruttamento, alle discriminazioni e ora anche ad atti di violenza. Ad aiutarli ci sono anche due Ong italiane, Gvc e Terre des Hommes, e i ragazzi della Papa Giovanni XXIII

profughi

 – Il Manifesto

(le foto sono di Michele Giorgio in esclusiva per Nena News)

Valle della Bekaa (Libano), 28 dicembre 2016, Nena News  – Il taxi corre come la lingua del suo autista. Ali al Mallah è un fiume in piena. I  profughi siriani sono il bersaglio. Le parole ricordano quelle che ripetono i leghisti nel nord-est italiano. «I siriani ci stanno rubando il lavoro» ci spiega mentre ad alta velocità andiamo da Sidone verso Beirut. «Quel ragazzino lì che vende fazzoletti di carta? È  un siriano. Il garzone della panetteria? È un siriano. E quelli che portano quei sacchi? Tutti siriani, tutti siriani».

I media israeliani riportano con insistenza dichiarazioni dei vertici militari che elencano le rinnovate capacità militari del movimento libanese. Ma la guerra in Siria, per ora, blocca, le spinte belliche di Tel Aviv

Hezbollah rockets

 – Contropiano

Roma, 6 maggio 2016, Nena News – Diventano sempre più numerose e costanti le dichiarazioni di esponenti militari israeliani relativi ad un possibile scontro militare contro Hezbollah. In queste settimane, infatti, è aumentato progressivamente il numero di servizi televisivi o mezzo stampa che evidenziano come una “molto prevedibile guerra contro le milizie sciite” potrebbe rivelarsi un’ennesima sconfitta simile a quella riportata dalle forze sioniste nel 2006.