The Boston Globe, March 03, 2015

The New York Times, March 16, 2015

 

the political economy of the promised land is now characterized by harshness at the bottom and at least soft corruption at the top. And many Israelis see Mr. Netanyahu as part of the problem. He’s an advocate of free-market policies; he has a Chris Christie-like penchant for living large at taxpayers’ expense, while clumsily pretending otherwise.

21 mar 2015

Il premier israeliano, fresco di vittoria elettorale, riceverà a fine mese colui che considera il vero presidente degli Stati Uniti d’America, lo speaker della Camera John Boehner, suo stretto alleato. Proprio nel giorno in cui l’Amministazione Usa potrebbe raggiungere l’accordo con Tehran sul nucleare iraniano tanto contestato da Netanyahu. Intanto l’Ue in un rapporto condanna duramente la politica di Israele a Gerusalemme

 – Il Manifesto

Gerusalemme, 21 marzo 2015, Nena News – Benyamin Netanyahu va avanti a zig zag e tra il tira e molla sullo Stato di Palestina e le dichiarazioni d’amore per gli Stati Uniti fatte l’altra sera, ha dato un altro schiaffone a Barack Obama che pure, anche se con un paio di giorni di ritardo, si era congratulato con lui per la vittoria elettorale. A fine mese il premier israeliano, riconfermato a furor di popolo il 17 marzo, si prepara a ricevere con tutti gli onori colui che considera il vero presidente degli Stati Uniti d’America: lo speaker della Camera John Boehner, accompagnato da un nutrito gruppo di membri del Congresso. Una visita che si svolgerà, “casualmente”, nelle stesse ore in cui scadrà la deadline, 31 marzo, per il raggiungimento di un accordo sul programma nucleare iraniano tra i Paesi membri del Consiglio di sicurezza dell’Onu, più la Germania, e Tehran. L’intesa appare vicina – il negoziato ieri è stato sospeso per qualche giorno per consentire ai delegati iraniani di partecipare ai funerali della madre del presidente, Hassan Rohani – e in caso di firma di un accordo, Boehner potrebbe, proprio da Gerusalemme, confermare l’intenzione di non rispettarlo annunciata dai Repubblicani nella lettera inviata un paio di settimane fa all’Iran.

18 mar 2015

Con la vittoria del Likud alle parlamentarie israeliane, la dirigenza palestinese dovrà organizzare al meglio le sue prossime mosse diplomatiche. Se, di fronte alla comunità internazionale, Ramallah può permettersi di denunciare Israele all’Aja, interrompere la sicurezza con Tel Aviv potrebbe rivelarsi un rischio troppo grande

Roma, 18 marzo 2015, Nena News - Se Benjamin Netanyahu, trionfatore a sorpresa delle elezioni parlamentari di ieri, se la ride, altri non se la passano così bene. Non si tratta solo della popolazione palestinese, che ieri si è vista sbandierare pubblicamente dal premier israeliano la verità che tutti, da Jenin a Gaza, ormai conoscono da decenni: uno stato palestinese non vedrà mai la luce finché al potere ci sarà il Likud. Dopo la vittoria della destra ormai apertamente estrema alla Knesset, è soprattutto la leadership palestinese a pagare un prezzo alto: le sue prossime mosse, infatti, saranno più determinanti che mai nel confronto con la potenza occupante. O perlomeno nei confronti della comunità internazionale.

Gush Shalom, 07.03.315

WHAT DID the speech not contain?