16 aprile 2018

... lo Stato d’Israele compirà 70 anni. Se per molti ebrei la memoria del maggio ‘48 sarà quella di una rinascita portentosa dopo la Shoà e un’oppressione subita per molti secoli, i palestinesi vivranno lo stesso passaggio storico ricordando con ira e umiliazione la , la “catastrofe”: famiglie disperse, esistenze spezzate, proprietà perdute, il tragico inizio dell’esodo di una popolazione civile di oltre settecentomila persone.

Molto problematica è in particolare oggi la situazione di Gerusalemme, città che Israele, dopo averne annesso la parte orientale, celebra come “capitale unita, eterna e indivisibile”. Tale statuto, oltre a non essere riconosciuto dalla stragrande maggioranza dei governi mondiali, secondo i dettami dell’accordo di Oslo del 1993 doveva essere oggetto di negoziati fra le parti in causa. Gerusalemme Est resta quindi, secondo le norme internazionali, una città occupata con i suoi 230.000 ebrei che vi abitano in aperta violazione delle suddette norme.

18 aprile 2018

    Leggendo l'articolo che Rivlin ha scritto per i settant'anni dello stato di Israele viene da chiedersi se vive sullo stesso nostro pianeta. Afferma nelle prime righe che viene realizzato “il sogno dell'indipendenza ebraica nella nostra patria”. Ma la patria degli ebrei italiani è l'Italia, degli ebrei francesi la Francia, e così via.

14 aprile 2018

Se non fosse un saggio serio ed importante, non mi dedicherei a commentarlo. Lo commento perché penso che possa portare elementi di riflessione importanti a ECO. E’ una mia risposta (parziale, affrettata) a Giorgio Canarutto, i cui ideali mi sembrano lontani dai miei. Ma basterebbe, forse, una seria discussione collettiva (che ECO ha tanta paura ad affrontare, da sempre) per capirci meglio. ECO non discute. ECO è divisa e non pianifica attività perché non ha una base comune chiara. ECO sopravvive male e con tante opinioni che non escono fuori.

(Testo di Bruno Segre

Fonte: Gli asini)

https://it.jcall.eu/2018/03/25  Israele, un disastro che incombe) ( Note in rosso di Giorgio Forti)

Sionismo: corruzione di un’idea

Per molti progressisti “sionismo” è diventata una parolaccia. Non mi stupirei, per esempio, se qualche lettore de “Gli asini” abbandonasse subito la lettura di un articolo che comincia, come farò io, difendendo l’idea del sionismo. La colpa è di chi ha reso questo concetto il contenitore di un nazionalismo scriteriato, razzista e antidemocratico, come proverò a dire fra un po’. Ma è anche colpa di chi, poco abituato ad affrontare i problemi complessi, si accontenta di ricorrere agli stereotipi e ai luoghi comuni, dimostrando poca libertà di pensiero e scarsa autonomia critica.

Roma, 14 aprile 2018

Esprimo la mia opinione in quanto ebreo italiano, della Rete ECO, Ebrei contro l’Occupazione Israeliana. Sono un ebreo anti – sionista, difendo le ragioni dei palestinesi.