il Manifesto, 14.10.2015

... che Israele chiama Monte del Tempio, insieme alla deprivazione di acqua imposta ai Palestinesi, sono i due strumenti che Israele sembra aver adottato per portare a termine l’impresa sionista di conquistare tutta la terra tra il Giordano ed il Mediterraneo al Popolo Ebraico, a cui la avrebbe promessa nientemeno che Dio, alcuni millenni orsono. Per stramba che sembri questa interpretazione della Bibbia, è quella adottata come base dagli Ebrei israeliani ( che costituiscono l’80% circa dei cittadini di Israele: il rimanente 20% è costituito da Palestinesi Arabi ed alcune altre etnie molto minoritarie) per affermare il loro proposito di creare lo Stato Ebraico per i soli ebrei: gli altri abitanti debbono andarsene, con le buone o con le cattive. Tale dottrina è dunque diventata dottrina politica, perseguita con costanza da oltre i 67 anni. La cosa più assurda è che tale dottrina politica è adottata e proclamata non solo dagli ebrei religiosi a tutti i livelli possibili di fondamentalismo e settarismo, ma anche dagli israeliani del tutto secolarizzati, molti dei quali nettamente atei, che evidentemente hanno machiavellicamente deciso che tutto ciò che giova alla Nazione Ebraica, (il Popolo di Israele variamente definito con criteri etnici e/o religiosi) può essere utilizzato per la causa della Nazione, il loro reale idolo-dio. In spregio dei diritti umani e della moderna cultura democratica.

Centro di Iniziative per la Verità e la Giustizia, settembre 2015

 

Per Simona è diverso, lei ha vissuto gran parte della sua vita in Israele: “Finché sei bambino sei abbastanza protetto: noi siamo sempre i bravi e loro sono sempre i cattivi. [...] Io e mio marito abbiamo scelto di non stare li perché ogni giorno è un grande dolore. [...] Nè avevamo voglia di vedere nostra figlia educata in quel modo da scuole funzionali alla macchina di propaganda. Ogni tanto torniamo a trovare le nostre famiglie, ma non spesso, perché quando andiamo lì ci sentiamo sempre molto male”.

A: JVP Cette adresse e-mail est protégée contre les robots spammeurs. Vous devez activer le JavaScript pour la visualiser.

 

Dear Rebecca Vilkomerson,

 

We are a group of Italian Jews against the occupation of the Palestinian land by the State of Israel, and obviously against the Israeli policies related to this. We are active for the peaceful coexistence of Jews and Palestinians in the land between the Jordan river and the Mediterranean sea, which implies the same rights, freedom and independence for all people, whatever their ethnic origin and their religion. We created our association, Ebrei Contro l’Occupazione (Jews Against The Occupation) in 2001. We oppose, just as well, the mainstream stance of the Italian Jewish Communities: the most uncritical Jewish nationalism, which supports Israel whatever it does.

Prima pagina, 13/09/2015

14 agosto 2015

 

A  papa Francesco, Casa Santa Marta, 00120 Città del Vaticano

 

Caro papa Francesco,

 

Siamo stati molto colpiti dalla notizia apparsa sul settimanale Famiglia Cristiana il 2 luglio 2015: in un articolo a firma di Luigi Grimaldi si affermava l’utilizzo di una bomba al neutrone nella guerra dello Yemen da parte di aerei con le insegne Saudite, ma di fatto “appartenenti ad Israele”, secondo l’autore dell’articolo. L’articolo era accompagnato da un video che (se autentico) rappresenterebbe l’esplosione di una bomba atomica, con il caratteristico “ fungo atomico”.