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recensione a: Ilan Pappé Ten Myths About Israel London: Verso 2017, pp. 171

 

Un paese che si basa sulla pulizia etnica e sulla colonizzazione permanente non può essere definito democratico. In verità nessuna entità statuale ove é in atto una colonizzazione a scapito della popolazione autoctona é definibile come democratica: si veda il caso dell’Australia ove fino al 1967 gli aborigeni, già violentemente decimati durante il diciannovesimo secolo, non venivano nemmeno contati nei censimenti. Eppure l’Australia era considerata una fiorente democrazia, il che significa che il termine è perfettamente malleabile a piacere senza un valore universale.

The Nation, December 24, 2017

Ahed-Tamimi-Palestine-AP-img Ahed Tamimi is escorted at a military court near Jerusalem, December 20, 2017. (AP Photo / Oren Ziv)

 

Israeli settlers had confiscated a spring in the valley between the village and the settlement of Halamish, and Nabi Saleh had joined a handful of other villages that chose the path of unarmed resistance, marching to protest the occupation every Friday, week after week [....] They kept racking up losses, and kept marching, every Friday, to the spring. They almost never got close. Most Fridays, before they reached the bend in the road, soldiers stopped them with tear gas and sundry other projectiles. The army came during the week too, usually before dawn, making arrests, searching houses, spreading fear, delivering a message that got clearer each time: your lives, your homes, your land, even your own and your children’s bodies—none of it belongs to you.

Haaretz, 07/01/2018

Members of Jewish Voice for Peace protest in Washington, on July 21, 2014 Atheer Ahmed Kakan / Anadolu Age

The left-wing organization Jewish Voice for Peace has been placed on a BDS blacklist being compiled by Israel, the Strategic Affairs Ministry confirmed on Saturday, following a report by the Israel Television News Company.

January 10, 2018

Parla Ariel Gold, direttrice di Code Pink, una delle 20 organizzazioni legate al movimento del Bds inserite nella lista nera annunciata domenica dal ministro israeliano degli affari strategici Gilad Erdan

Foto tratta dal sito di Code Pink (http://www.codepink.org)

Foto tratta dal sito di Code Pink (http://www.codepink.org)

 il Manifesto

Gerusalemme, 10 gennaio 2018, Nena News – Ha risposto subito alla nostra mail Ariel Gold, direttrice di Code Pink, organizzazione statunitense di donne che si batte contro la guerra e il militarismo americano. Da anni Code Pink porta avanti una campagna incessante contro l’impiego dei droni e di denuncia dell’uccisione di migliaia di civili in Asia e Medio Oriente da parte degli Usa nella cosiddetta “guerra al terrorismo”. In Medio oriente Code Pink chiede giustizia, libertà e diritti umani per i palestinesi sotto occupazione israeliana. «Siamo sconvolti ma non sorpresi – scrive Ariel Gold al manifesto – del rilascio da parte di Israele di una lista nera di organizzazioni che sostengono il movimento Bds per il boicottaggio, disinvestimento e sanzioni in nome dei diritti dei palestinesi». Gold è una ebrea e la sua famiglia vanta una storia antica e importante – è una discendente del rabbino Joseph Karo autore nel XIV secolo del “Shulchan Aruch” – ma è anche un’antisionista e oppositrice delle «politiche repressive di Israele nei confronti dei palestinesi». Un anno fa, racconta, mentre a Hebron denunciava la condizione di migliaia di palestinesi nella zona H2 della città fu aggredita da alcuni coloni israeliani che le urlarono di «andare ad Auschwitz».

la Repubblica, 27 novembre 2017

 

ROMA - La Rete Italiana degli Ebrei Contro L’Occupazione chiede ai Governi dell’Unione Europea e, in particolare, al Governo italiano, di assumere una posizione forte contro la politica di Israele, che persegue una persecuzione etnica attraverso espulsioni pianificate dei Beduini che vivono nei villaggi di Ein el-Hilweh e Al Maleh, nel Nord della Valle del Giordano. Tutto questo per realizzare la costruzione di una città ebraica, su terra localizzata nella parte della West Bank, conosciuta come Area C, ora sotto completo controllo israeliano, sia amministrativo che di sicurezza.