Internazionale, 12/05/2016

 

i miei due amici non sono israeliani come tutti gli altri: sono arabi israeliani. “Il vostro posto è a casa”, gli ho detto, rivolgendomi idealmente a tutti gli altri che si trovano nella loro situazione. “La lotta per la democrazia e contro l’occupazione ha bisogno di voi”.

Il mese scorso mi hanno mostrato con orgoglio un video sul loro smartphone in cui il figlio, che ormai ha dieci anni, canta [....] Lo spettacolo [...] racconta le storie intrecciate di un uomo nato ai Caraibi che diventerà il primo segretario al tesoro degli Stati Uniti e del nuovo paese che si appresta a tagliare i ponti con la madre patria.

Il figlio dei miei amici canta in modo impeccabile, ricorda tutte le parole e si muove con grande sicurezza. La felicità sul suo volto mi ha costretta ad ammettere che è quasi impossibile trovare un’espressione simile sul volto dei bambini palestinesi che vivono sotto il dominio israeliano.