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Catégorie : Società civile palestinese

Book Ciak Magazine, 12 febbraio 2017

 

“Ghost Hunting” di Raed Andoni presentato nella sezione Panorama. Il regista arabo ricostruisce l’esperienza – vissuta personalmente appena 18enne –  dei palestinesi imprigionati nelle carceri israeliane: tra torture fisiche e psicologiche, gli ex detenuti ricreano il carcere come un set, interpretando torturati e torturatori. Uno spiazzante gesto umano e politico. Che ha già incassato l’entusiasmo di Ken Loach…

 

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Venire arrestati, torturati e poi rimettere in scena la propria prigionia. È un dispositivo spiazzante quello di Ghost Hunting, il film di Raed Andoni presentato nella sezione Panorama alla Berlinale 2017. Il regista arabo porta al Festival i dolori del suo popolo, i palestinesi detenuti nelle prigioni israeliane per motivi politici. Lo fa attraverso un cortocircuito tra realtà e rappresentazione: partendo da un ex prigioniero poi rilasciato, che ha passato 19 giorni in una stanza senza dormire, la ricostruzione si basa sulla sua testimonianza insieme ad altre voci.

Andoni convoca una serie di costruttori, architetti, pittori e carpentieri: tutti sono stati internati nella prigione di Al-Moskobiya, esattamente come accadde all’autore all’età di 18 anni. Lo stesso Andoni si ritaglia il ruolo di sé, ovvero la parte del regista. Basandosi sulle rispettive professionalità, mescolate ai ricordi personali, l’ambiente della prigione si può allora ricreare.

 

da http://www.bookciakmagazine.it/dalla-palestina-dolore-lorrore-dei-carceri-israeliani-spiazza-la-berlinale/