Haaretz, May 31, 2017

 

Israel has arrested hundreds of Palestinians since the lone-wolf intifada began in September 2015, partly by analyzing social media posts. Authorities say these arrests are legitimate, but others see it as a grave violation of human rights

 

[...] “My indictment was made up of screenshots of my Facebook posts,” [Sami Janazreh] says.

al Monitor, May 11, 2017

 

The option being promoted by Netanyahu and Bennett is one state for one people. One state for the Jewish people, between the Mediterranean and the Jordan River. As far as they are concerned, the Palestinians are not “a people” and never were “a people.” Therefore, they do not deserve a state. They should thank Israel for not expelling them from their homes and for even being willing to make “economic” peace with them.

30/5/2017

Il premier israeliano ha detto oggi che l’origine del conflitto non sono le colonie, ma l’intransigenza dei palestinesi a non volere riconoscere i diritti degli ebrei. Ramallah, intanto, chiede all’Onu di proteggere Gerusalemme est dai “tentativi di giudaizzare la città”

ISRAEL-POLITICS-CABINET-NETANYAHU

Roma, 30 maggio 2017, Nena News – “Israele deve mantenere il controllo militare della Cisgiordania in caso di un accordo di pace”. Parola del premier israeliano Benjamin Netanyahu. Intervistato stamane dalla radio militare Galei Tzahal prima della festa ebraica di Shavuot, il primo ministro è stato molto chiaro: “Per rendere sicura la nostra esistenza, dobbiamo avere il controllo militare e della sicurezza su tutto il territorio a ovest del fiume Giordano”. Bibi ha poi dato una lettura “storica” del conflitto israelo-palestinese: l’origine dello scontro tra i due popoli non deriva dalla presenza delle colonie israeliane in territorio cisgiordano, ma piuttosto dall’intransigenza dei palestinesi a non voler riconoscere i diritti degli ebrei in Eretz Yisrael.

Jacobin, 18/05/2017

A checkpoint in Ramallah, West Bank. annalbjo / Flickr

 

These military courts are predicated on a legal double standard: they only prosecute crimes against Israeli citizens or property; they do not prosecute crimes committed by Israeli settlers living in the Occupied West Bank, or crimes with Palestinian victims.

26/5/2017

I palestinesi denunciano “aggressioni e intimidazioni” contro bambini e attivisti locali e internazionali. Sempre più “preoccupanti” le condizioni dei prigionieri in sciopero della fame da 40 giorni. Nella Striscia di Gaza, intanto, Hamas giustizia i 3 detenuti accusati di aver ucciso il comandante militare Mazen Faqha. Human Rights Watch protesta

Campo di protesta di Sarura. (Fonte foto: al-Jazeera. Operation Dove/Elia)

Campo di protesta di Sarura. (Fonte foto: al-Jazeera. Operation Dove/Elia)

Roma, 26 maggio 2017, Nena News – Non c’è pace per il campo di protesta di Sarura, vicino al villaggio di Yatta (Hebron, sud della Cisgiordania). Dopo averlo provato a distruggere sabato notte, sostengono fonti palestinesi, ieri le forze armate israeliane hanno completato il lavoro aggredendo diversi attivisti internazionali e distruggendo una tenda. Secondo il coordinatore dell’organizzazione Youth Against Settlments (Yas), Issa Amro, l’esercito israeliano è entrato nel campo ieri mattina verso le 10, ha rimosso una tenda che era stata riposizionata dopo il blitz di alcuni giorni prima, ha confiscato il materiale di costruzione e ha aggredito alcuni attivisti. Tra questi, un palestinese di 55 anni di Sarura che è stato trasportato in ospedale per essere curato.