23 giugno 2017

Il "Rapporto sull’antisemitismo in Italia nel 2016", pubblicato dall'Osservatorio antisemitismo del CDEC, è una lettura non facile che fa riflettere. Ciò non solo per la descrizione di episodi antiebraici che purtroppo persistono in Italia, ma anche per i pregiudizi e le generalizzazioni che il testo stesso esprime nei confronti di chi critica lo Stato di Israele e l'ideologia politica del sionismo, e soprattutto nei confronti di chi sostiene la strategia politica del boicottaggio, disinvestimento e sanzioni (BDS).

Due pratiche che il CDEC e l'Osservatorio antisemitismo dovrebbero combattere, piuttosto che tollerare e promuovere, sono l'addossamento di colpe per associazione (ovvero, il caratterizzare negativamente un intero gruppo in base alle idee o azioni di alcuni individui), e la negazione o la minimizzazione di discriminazioni e persecuzioni. Purtroppo, il rapporto commette entrambe queste ingiustizie.
L'antisemitismo esiste, ed è effettivamente espresso a volte nel liguaggio dell'antisionismo (proprio come è talvolta espresso invece in termini di appoggio allo Stato di Israele*). Ma c'è una grande differenza tra pregiudizi e accuse infondate rivolte a una minoranza, e legittime critiche per le effettive azioni e politiche di uno Stato (che peraltro oggi è una potenza regionale), e confondere antisemitismo e antisionismo è pericoloso per due motivi:
1. l'allarme per l'antisemitismo reale perde credibilità.
2. confondendo i due termini si negano o banalizzano le devastanti conseguenze del sionismo per i palestinesi, nel presente come nel passato, insinuando che non ci sarebbe nessun motivo di opporsi al sionismo se non per mero odio verso gli ebrei.
BDS non è altro che una forma di protesta non-violenta contro l'ingiustizia e la violazione di diritti umani perpetrati dallo Stato d'Israele nei confronti dei palestinesi. Negare a priori la legittimità di questa forma di protesta significa negare l'esistenza o la gravità di tali violazioni (ben documentate da organizzazioni quali B'tselem e Human Rights Watch), e/o negare il diritto dei palestinesi e di altri di opporsi ad esse.
Quando le critiche mosse allo Stato d'Israele vengono automaticamente definite "antisemitismo", questo conferisce attendibilità a chi identifica Israele con l'ebraismo tutto, e all'opinione - sì antisemita - che gli aspetti negativi del sionismo e dello Stato d'Israele in qualche modo rispecchino inerenti (e inevitabilmente stereotipate) caratteristiche o insegnamenti dell'ebraismo. È alquanto preoccupante quando il razzismo riceve una tale spinta proprio da coloro che si dovrebbero dedicare a combatterlo.
Nell'interesse di una lotta efficace contro tutte le forme di razzismo, antisemitismo compreso, e al fine di ottenere giustizia ed eguaglianza in Israele/Palestina, ci auguriamo che il CDEC e l'Osservatorio antisemitismo prendano atto di queste considerazioni in futuro.


Rete ECO - Ebrei Contro l'Occupazione
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* C'è chi sostiene Israele per difendersi da accuse di razzismo o fascismo, per esempio, o chi appoggia il sionismo
perché utile a sbarazzare i paesi "bianchi e cristiani" dalle loro minoranze ebraiche, o ancora, ci sono antisemiti
islamofobi che però sostengono Israele in quanto "nemico dei musulmani".