dicembre 2018

La deriva nazionalista del mondo contemporaneo sembra inarrestabile: la teoria dell’identità nazionale nata in Europa con la Rivoluzione Francese che ha trasformato i sudditi dei Re in Cittadini con diritti e doveri, ha fornito anche, forse inconsapevolmente, la base teorica per la creazione del nuovo idolo, la Nazione. In due versioni, quella laica, realizzata nella Francia rivoluzionaria del 1789, e quella religiosa (“Una di Razza, Lingua, Religione”) che ha costituito la base di molti movimenti nazionalisti dei due secoli successivi, ed è tuttora la forza ispiratrice dei più feroci stati- nazione oggi sulla scena mondiale. La Nazione fornisce l’identità che deve far sentire solidali, per la vita e per la morte, gli umani che convivono su una terra delimitata da confini più o meno netti: una solidarietà limitata ai suoi membri, che esclude gli altri umani perché diversi per l’una o l’altra, o tutte, le caratteristiche identitarie nazionali.  Così, negli ultimi tre secoli, le stragi hanno assunto proporzioni mai viste prima: la sola seconda guerra mondiale ha fatto 55 milioni di morti ammazzati, (e probabilmente di più, contando l’indotto dei morti per fame e malattie), a causa dei grandiosi progressi tecnologici delle armi. Si può solo pensare con costernazione a quello che sarà la terza, ora che l’arma termonucleare è così diffusa in molte nazioni.

 Per contrastare questa tendenza, ha avuto un qualche successo l’idea di strutture sovranazionali basate su Istituzioni a cui le nazioni aderiscano concordemente: sono sorte la Società delle Nazioni dopo la prima guerra mondiale e le Nazioni Unite dopo la seconda. Le Nazioni Unite, fondate su principi e norme di convivenza condivisi e solennemente proclamati nel 1948 a San Francisco, ma prive però di un proprio potere cogente, sono state capaci di mediare conflitti solo se le nazioni contendenti hanno avuto la buona volontà di rispettare le delibere del consesso internazionale, oppure di esservi costrette dalle circostanze. Il principio idolatrico in base al quale l’Autorità legittima risiede nelle Nazioni, a cui i cittadini debbono lealtà ed ubbidienza fino al dono della propria vita non è stato sinora mai scalfito, e lo ha riconfermato il presidente degli USA, Trump, nella sua solenne orazione all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 18 settembre u.s. Prima di lui, il Papa Paolo VI riconosceva nelle singole Nazioni la fonte dell’Autorità della loro associazione, le Nazioni Unite. Questa rinunzia da parte sua all’universalismo cristiano può esser vista come realismo politico nel mondo reale di allora e di oggi, messo in campo per non esser visto come nemico di un “valore”, la Nazione, ancora dominante la rozzezza culturale degli umani. Nella realtà della storia degli ultimi due secoli, le lotte tribali tra Nazioni sono continuate con gli effetti disastrosi dovuti allo sviluppo tecnologico moderno che ha dotato gli Stati Nazionali di efficacissime armi di distruzione di massa. Solo alcune persone votate alla pace e alla civiltà fraterna vi si sono opposte, rimanendo profeti inascoltati: Gandhi e Lorenzo Milani, tra molti altri, sono due dei più alti esempi di questo pensiero, elaborato, e praticato, come etica e politica per la persona e le società umane.

L’ideale internazionalista del Comunismo, essenziale per Marx e per i fondatori del movimento comunista, che doveva realizzare l’internazionalismo proletario, è stato sconfitto dal comunismo nazionalista instaurato da Lenin e successori dopo la presa del potere in Russia nel 1917, che hanno invece sostenuto la teoria e la pratica feroce dello Stato Guida della Russia Sovietica. Lo Stato Sovietico, sebbene multietnico, è stato retto da una durissima dittatura in cui i “Soviet degli operai e dei contadini” non avevano alcun potere reale, ed il cui comportamento, dal punto di vista dei rapporti internazionali, non è stato difforme da quello degli Stati capitalisti ed imperialisti. La solidarietà popolare ha avuto modo di emergere dal tetro carattere repressivo della dittatura solo quando la Russia sovietica è stata aggredita dalla Germania nazista ed i suoi alleati, tra i quali l’Italia fascista. La lotta del popolo russo per la propria libertà è stata un’epopea che ha visto la resistenza solidale, al di là dell’ubbidienza al regime nazionale dittatoriale, ed ha determinato la sconfitta del nazifascismo, pagata con più di 22 milioni di morti russi e di tutte le popolazioni dell’Unione Sovietica, circa metà civili e metà militari.

L’esempio paradigmatico del regresso di civiltà causato con la creazione di uno Stato-Nazione lo dà la formazione ed evoluzione storica dello Stato di Israele negli anni che vanno dalla fine del 19° secolo ai nostri giorni. Nel 1948, gli Ebrei dispersi nei diversi Paesi europei da molti secoli, spesso perseguitati in modo gravissimo fino al genocidio a cui li ha sottoposti il nazifascismo dal 1940 al 1945, hanno costituito il loro Stato-Nazione, Israele, in Palestina. Il processo, sin dai suoi inizi sul finire del 19° secolo, non è stato privo di contrasti nell’ambito del mondo ebraico, dove dal Rinascimento in poi la cultura degli ebrei aveva tanto contribuito alla universalità internazionale della cultura europea, di pari passo con la secolarizzazione della società, quella minoritaria ebraica come quella cristiana, maggioritaria. La scelta della Palestina, la “terra dei Padri”, come luogo dove fondare lo Stato Ebraico non era stata senza contrasti: lo stesso Herzl, che al Congresso Ebraico del 1897 a Basilea aveva proposto la creazione di uno Stato Ebraico nel quale si riconoscesse e radunasse il Popolo Ebraico, aveva inizialmente proposto una zona deserta o quasi, in Argentina. La presenza di Ebrei religiosi, seppur minoritari tra i primi sionisti, attaccati alla tradizione ha ottenuto che il sito scelto fosse la Palestina, allora parte dell’Impero Ottomano, e priva da molti secoli di una struttura statale propria. In Palestina tuttavia vivevano da molti secoli i Palestinesi, una popolazione Araba che non aveva mai avuto un proprio Stato, ma abitava quella terra che era stata parte dell’Impero Ottomano fino alla sua fine nel 1918, poi del Mandato britannico fino al 1948. Alla proclamazione dello Stato di Israele, nel 1948, la grande maggioranza degli ebrei israeliani non erano religiosi, ed il carattere di Israele era quello di una società laica, liberal-socialdemocratica, del tipo di tanti stati dell’Occidente in Europa ed in America. Tuttavia, i Palestinesi Arabi vennero in buona parte cacciati via, e quelli rimasti severamente discriminati, e privati di fondamentali diritti di cittadinanza, e finanche di fondamentali diritti umani. Nel 1967, Israele ha attaccato i suoi vicini stati Arabi: Egitto, Giordania, Libano e Siria, con l’appoggio del sistema strategico ed informativo degli USA ed un modernissimo armamento, sconfiggendoli in 6 giorni, e conquistando la Cisgiordania, Gerusalemme, il Sinai, la Striscia di Gaza ed il Golan siriano. Le proteste e delibere delle Nazioni Unite sono rimaste lettera morta, anche perché il veto degli USA al Consiglio di Sicurezza ha vietato ogni sanzione contro Israele. Il Sinai è stato ceduto all’Egitto quando quest’ultimo è passato dall’alleanza con l’Unione Sovietica a quella con gli USA, con un trattato di pace “assistito” dagli Stati Uniti. La cacciata dei Palestinesi dalle loro terre è continuata in Cisgiordania, ed insieme lo stabilircisi di coloni israeliani, assistiti dall’esercito israeliano occupante. La colonizzazione della Cisgiordania ha ignorato il diritto internazionale e tutta una serie di deliberazioni delle Nazioni Unite, con il chiaro proposito, di recente anche dichiarato, di annettere ad Israele, dichiarato ufficialmente lo Stato Ebraico, tutta la terra tra il Giordano ed il Mediterraneo, l'intera città di Gerusalemme ed il Golan siriano.

Nei decenni successivi, l’immigrazione ebraica dagli USA, dalla Russia ed in misura minore dall’Europa aumentò fortemente il numero e l’influenza politica dei fondamentalisti “religiosi” nel Paese, tanto che ora è governato da una maggioranza parlamentare di partiti fondamentalisti religiosi, che stanno imponendo leggi modellate su regole di vita della religione ebraica, tratte dall’interpretazione letterale delle più antiche norme della Torah, comprese quelle scritte nel modo più feroce nel linguaggio delle primitive tribù. Leggi che sono incompatibili con la democrazia liberale moderna.  Questo è sgradito anche agli israeliani non religiosi, ed aggrava ulteriormente le discriminazioni contro i Palestinesi Arabi che sono rimasti in Israele nel 1948-49, come minoranza etnica e, per molti, anche religiosa.

 

Giorgio Forti (della Rete Ebrei Contro L’Occupazione)