14 aprile 2018

Se non fosse un saggio serio ed importante, non mi dedicherei a commentarlo. Lo commento perché penso che possa portare elementi di riflessione importanti a ECO. E’ una mia risposta (parziale, affrettata) a Giorgio Canarutto, i cui ideali mi sembrano lontani dai miei. Ma basterebbe, forse, una seria discussione collettiva (che ECO ha tanta paura ad affrontare, da sempre) per capirci meglio. ECO non discute. ECO è divisa e non pianifica attività perché non ha una base comune chiara. ECO sopravvive male e con tante opinioni che non escono fuori.

Segre, uomo terribilmente serio e che ho letto con grande interesse, all’inizio del suo saggio, parla del socialismo sionista. Socialismo come la democrazia ateniese: splendida cosa, solo che, per gli ateniesi la democrazia era solo per gli uomini “liberi”, escludeva schiavi e servi. La democrazia socialista sionista escludeva ed esclude i palestinesi. Sono i palestinesi uomini schiavi o servi? Sono automaticamente ascrivibili al mondo del “terrorismo” o lo è il sionismo?

Segre dimentica che il progetto sionista era duramente avversato dai rabbini, dal suo inizio fino al 1946, e viene accettato dai rabbini solo dopo la Shoah. Ce lo ricorda il saggio di Shmuel Gertel Sermoneta su LIMES. Perché? Forse perché non tutti gli ebrei, che chiesero il visto, furono accettati dagli USA. Forse molti di loro non sapevano dove andare. Ma andarono in tanti paesi. In Italia, (fatto importantissimo) lottarono nella Resistenza e nei partiti della sinistra e con i repubblicani, poi persero fede nella democrazia con la crisi dei partiti. In Israele, che era una colonia, non era necessario chiedere un visto. Il problema “democrazia” più il problema “visti” ci convince della validità storica del progetto sionista? A me non convince affatto. In sostanza: che diritti avevano di andare in un paese altrui? Io non abbandono l’obbligo morale della lotta politica nel mio paese.

Il sionismo solo per ebrei, che esclude i palestinesi, è colonialista e schizofrenico o semplicemente un’ideologia di destra mascherata come si voglia. Come dice Segre: “una angusta religione politica su base etnica”. Ma è questo l’ebraismo? Non per me. Ma è questo socialismo? Non ci penso proprio. E’ sionismo, che combatto. Con il sionismo c’é il suo connaturato razzismo, il suo apartheid.

Nonostante tutto, dobbiamo cercare di discutere con coloro che – nelle comunità ortodosse o riformate – accettano di discutere.

In Sud Africa, nessuno ha invocato la distruzione dei bianchi: l’ANC voleva che venisse applicato il principio “un uomo, un voto”. I Palestinesi non chiedono la distruzione dei sionisti, ma l’applicazione del principio “due popoli, due Stati” (ormai impossibile, vd pag 9 con Yehoshua, perché non è più possibile sradicare i coloni) oppure del principio “un uomo, un voto” (ancora possibile) e uno Stato laico per tutti. Create pure due Stati d’Israele: uno comune a ebrei e palestinesi, l’altro per i coloni.

“Il brandello di Medio Oriente nel quale i sionisti….é una terra abitata da un altro popolo che esige di autodeterminarsi. Ignorare ciò significa per Israele votarsi al suicidio.”

 

Nota mia: e allora che ci stiamo a fare? Usciamo dal sionismo! È lo stesso sionista Segre che ce lo dimostra! Scrive ancora Segre: “Però al giorno d’oggi quello che conta non è il dimostrare di mantenerci fedeli al nostro specifico retroterra, ma il farci carico di progettare un futuro di vivibilità che valga per noi e per tutti gli altri. Trarre ciascuno dal proprio retroterra indicazioni, idee, valori che aiutino a elaborare in comune progetti politici validi per tutti. Si trasforma il mondo mantenendo ciascuno il proprio retroterra e impegnandosi tra diversi a compiere assieme operazioni di cui ciascuno riconosca la validità. Il fatto di essere un ebreo non religioso mi abilita a prendere le mosse dalla mia tradizione. Al suo interno, all’interno dei suoi “sacri testi” ritrovo spunti che consentono ad autorevoli esegeti di attribuire al popolo ebraico, al suo patrimonio culturale, alla sua storia passata, presente e futura i caratteri dell’eccezionalità Lesasperazione di questo eccezionalismoporta alla negazione della possibilità di collaborare con gli altri. Nello stesso tempo, però, allinterno del retaggio tradizionale biblico e talmudico ritrovo filoni di pensiero che sono di tutt’altra natura, che mettono l’eccezionalità fra parentesi per dare rilievo a elementi universalistici. Ogni dialogo e ogni tentativo di costruire progetti comuni saranno possibili soltanto se prevarrà questo secondo aspetto, nella consapevolezza che non si perde niente di sé frequentando il giardino dell’altro……. ponendosi alcuni obiettivi comuni attorno ai quali unire le loro energie: ridurre il numero delle persone in condizione di povertà, lottare con lucidità ed efficacia contro le sue cause reali, costruire spazi di educazione di qualità, combattere la corruzione (SOCIALISMO). Chi se ne importa della spianata del Tempio, chi se ne importa del Muro occidentale comunemente noto come Muro del pianto, che ce ne facciamo delle moschee, delle chiese, del Santo Sepolcro? Nel nostro complessissimo procedere verso un futuro colmo di incertezze, non sarebbe tempo di finirla di scannarci per questi simboli la cui venerazione, assieme a quella del territorio, era considerata dal grande Yeshayahu Leibowitz una forma di vera e proprio idolatria? Anche il tema della “memoria”è fondamentale ma, proprio nel rispetto della memoria, non sarebbe ora che smettessimo di parlare e agire con la testa rivolta all’indietro, rivangando il passato e strumentalizzandolo senza pudore per pure finalità politiche?

Mi farebbe piacere che qualcuno mandasse a Segre le mie osservazioni per ricevere, noi, i suoi commenti.

Marco RS

Testo di Bruno Segre su sito di Jcall: https://it.jcall.eu/ultime/israele-un-disastro-che-incombe

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