dicembre 2018

La deriva nazionalista del mondo contemporaneo sembra inarrestabile: la teoria dell’identità nazionale nata in Europa con la Rivoluzione Francese che ha trasformato i sudditi dei Re in Cittadini con diritti e doveri, ha fornito anche, forse inconsapevolmente, la base teorica per la creazione del nuovo idolo, la Nazione. In due versioni, quella laica, realizzata nella Francia rivoluzionaria del 1789, e quella religiosa (“Una di Razza, Lingua, Religione”) che ha costituito la base di molti movimenti nazionalisti dei due secoli successivi, ed è tuttora la forza ispiratrice dei più feroci stati- nazione oggi sulla scena mondiale. La Nazione fornisce l’identità che deve far sentire solidali, per la vita e per la morte, gli umani che convivono su una terra delimitata da confini più o meno netti: una solidarietà limitata ai suoi membri, che esclude gli altri umani perché diversi per l’una o l’altra, o tutte, le caratteristiche identitarie nazionali.  Così, negli ultimi tre secoli, le stragi hanno assunto proporzioni mai viste prima: la sola seconda guerra mondiale ha fatto 55 milioni di morti ammazzati, (e probabilmente di più, contando l’indotto dei morti per fame e malattie), a causa dei grandiosi progressi tecnologici delle armi. Si può solo pensare con costernazione a quello che sarà la terza, ora che l’arma termonucleare è così diffusa in molte nazioni.

25 maggio 2018

Sul Messaggero del 24 maggio è comparso un articolo fuorviante a firma Marco Pasqua sulla campagna #Cambiagiro, e sul problema palestinese. Chi scrive se la prende contro le persone che in Italia dimostrano, giustamente, contro i “padroni” del Giro ciclistico d’Italia (La Gazzetta dello Sport, del grande gruppo editoriale Rizzoli-Corriere Della Sera) e i loro complici politici italiani e israeliani. Quest’anno hanno deciso di far iniziare il Giro d’Italia a Gerusalemme, su invito del governo israeliano, così facendo propaganda a favore della politica di oppressione di Israele nei confronti dei palestinesi. Negli stessi giorni, a Gaza, l'esercito israeliano apriva il fuoco contro manifestanti palestinesi civili e disarmati che partecipavano alla Grande Marcia del Ritorno. Si tratta di una manifestazione volta sia a protestare contro il blocco della Striscia di Gaza, che dura ormai da 11 anni, e che mette a dura prova la capacità di sopravvivenza degli abitanti di Gaza, sia a riaffermare il loro diritto a tornare alle loro terre da cui erano stati cacciati negli anni 1947-48.

18 aprile 2018

    Leggendo l'articolo che Rivlin ha scritto per i settant'anni dello stato di Israele viene da chiedersi se vive sullo stesso nostro pianeta. Afferma nelle prime righe che viene realizzato “il sogno dell'indipendenza ebraica nella nostra patria”. Ma la patria degli ebrei italiani è l'Italia, degli ebrei francesi la Francia, e così via.

16 aprile 2018

... lo Stato d’Israele compirà 70 anni. Se per molti ebrei la memoria del maggio ‘48 sarà quella di una rinascita portentosa dopo la Shoà e un’oppressione subita per molti secoli, i palestinesi vivranno lo stesso passaggio storico ricordando con ira e umiliazione la , la “catastrofe”: famiglie disperse, esistenze spezzate, proprietà perdute, il tragico inizio dell’esodo di una popolazione civile di oltre settecentomila persone.

Molto problematica è in particolare oggi la situazione di Gerusalemme, città che Israele, dopo averne annesso la parte orientale, celebra come “capitale unita, eterna e indivisibile”. Tale statuto, oltre a non essere riconosciuto dalla stragrande maggioranza dei governi mondiali, secondo i dettami dell’accordo di Oslo del 1993 doveva essere oggetto di negoziati fra le parti in causa. Gerusalemme Est resta quindi, secondo le norme internazionali, una città occupata con i suoi 230.000 ebrei che vi abitano in aperta violazione delle suddette norme.

(Testo di Bruno Segre

Fonte: Gli asini)

https://it.jcall.eu/2018/03/25  Israele, un disastro che incombe) ( Note in rosso di Giorgio Forti)

Sionismo: corruzione di un’idea

Per molti progressisti “sionismo” è diventata una parolaccia. Non mi stupirei, per esempio, se qualche lettore de “Gli asini” abbandonasse subito la lettura di un articolo che comincia, come farò io, difendendo l’idea del sionismo. La colpa è di chi ha reso questo concetto il contenitore di un nazionalismo scriteriato, razzista e antidemocratico, come proverò a dire fra un po’. Ma è anche colpa di chi, poco abituato ad affrontare i problemi complessi, si accontenta di ricorrere agli stereotipi e ai luoghi comuni, dimostrando poca libertà di pensiero e scarsa autonomia critica.