4/10/2017

I mizrahi vogliono che lo stato israeliano apra i documenti secretati sulle adozioni e riconosca ufficialmente i suoi crimini contro gli ebrei di origini arabe

Protesta delle Pantere nere d'Israele, Tel Aviv maggio 1973. (Foto:(Moshe Milner/GPO)

Protesta delle Pantere nere d’Israele, Tel Aviv maggio 1973. (Foto:(Moshe Milner/GPO)

 –  al-Jazeera      

[Per la prima parte dell’articolo si clicca qui] 

Roma, 4 ottobre 2017, Nena NewsLa cultura arabo-ebraica nel mondo accademico israeliano. Quest’anno un nuovo corso di laurea – il primo del genere all’Università di Tel Aviv e alla Ben Gurion nel Neghev – insegnerà agli studenti più di 1.000 anni di lingua, letteratura, cultura e filosofia degli ebrei presenti nei paesi arabi. “E’ difficile comprendere che l’arabo è una lingua ebraica” ha detto ad al-Jazeera Almog Behar, un poeta israeliano di discendenza ebraica e uno dei promotori del programma.

“E’ difficile per i nuovi studenti, per i giovani ebrei che sono cresciuti in Israele, ma anche per gli arabi. Il ricordo di comunità ebraiche presenti nel mondo arabo non può essere data per scontato. Penso che il corso sia importante per entrambi questi aspetti. Questo programma di studi non sarebbe stato possibile 20 anni fa” ha affermato Behar. Secondo il poeta, i tentativi di promuovere gli studi culturali giudeo-arabi negli anni ’50 furono respinti dal mondo accademico mainstream israeliano perché Israele desiderava mantenere una separazione tra gli arabi e gli ebrei.

Ma ora, sostiene Behar, le cose stanno cambiando perché gli ebrei che parlano arabo sono lentamente assorbiti nella società israeliana. Mentre molti mizrahi della prima generazione parlavano un arabo fluente, i loro figli e nipoti furono incoraggiati a parlare in ebraico e a dimenticare l’arabo all’interno di una politica del melting-pot che vedeva il passato degli ebrei immigrati come un ostacolo alla creazione di una nazione israeliana unificata in lingua ebraica.

Un sondaggio condotto nel 2015 dal Van Leer Jerusalem Institute ha rivelato che, se il 25,6% della prima generazione di ebrei arabi parlava l’arabo, nella terza solo un 1,3% lo conosceva. “Quando mia madre era in quarta, l’insegnante venne a casa e disse ai suoi genitori di smettere di parlarle in arabo. Non lo fecero, ma da quel momento mia madre smise di rispondere in arabo perché aveva capito che non era la lingua corretta nella società israeliana” ha detto Behar.

“Se la cultura mizrahi, che dialoga con l’arabo e l’Islam, è tagliata dalle sue radici diventa una caricatura di sé stessa. Così, in una prospettiva mizrahi, è vantaggioso creare qui una società bilingue che dia vita ad una cultura mizrahi permettendo una esistenza condivisa tra ebrei e palestinesi” ha spiegato Behar. “Solo se si comprende che Israele si trova nel Medio Oriente e si migliorano le relazioni con il mondo arabo, si potrà giungere all’uguaglianza tra mizrahi e ashkenazi” ha aggiunto. Per distanziarsi dalle loro radici arabe e per tentare di adattarsi all’Israele europea, i mizrahi hanno preso alcune posizioni come quella di votare tradizionalmente per il partito di destra Likud il cui disprezzo e razzismo verso i palestinesi e gli arabi è palese. Il voto per il Likud, lo storico rivale politico dei laburisti, potrebbe essere anche letto come una [forma di] protesta dei mizrahi per i maltrattamenti e il disprezzo che essi subiscono da parte dei labour. La sinistra sionista – che è principalmente associata al partito laburista ed è per lo più ashkenazita – è comunemente percepita come il partner naturale per fare la pace con i palestinesi perché sostiene la soluzione a due stati.

Secondo alcuni critici, proprio l’idea della sinistra sionista di due stati separati (uno per gli ebrei e uno per i palestinesi) esprime il vecchio desiderio labour di tenere gli arabi separati da Israele. Un desiderio che ha danneggiato diversamente sia i mizrahi che i palestinesi. Questi commentatori sottolineano come la Nakba palestinese e la discriminazione dei mizrahi siano entrambe negate e trascurate dalla sinistra sionista che ha fondato Israele ed è stata responsabile di questi crimini figli di un atteggiamento coloniale bianco suprematista.

Contrariamente al quadro romantico dipinto dai laburisti dei primi anni d’Israele – tempo della moralità, del razionalismo e dei pionieri – le battaglie dei mizrahi e dei palestinesi stanno minando questi miti storici. Tuttavia, nonostante le somiglianze, la lotta palestinese sfida il regime sionista in sé laddove quella mizrahi, soprattutto quando resta separata da quella palestinese, può a volte rientrare all’interno della struttura sionista.

“Ci sono lenti cambiamenti positivi in vari campi, come la cultura, la musica popolare mizrahi, la liturgia o per la questione dei bambini rapiti” dice Behar. Ma altre sfide mizrahi, come quella di promuovere una realtà bilingue, sono più difficili perché “minacciano in modo differente la narrativa sionista”.

Reuven Abergel, uno dei fondatori delle Pantere Nere, un movimento di protesta mizrahi degli anni ’70, ha detto ad al-Jazeera che la prossima fase della lotta degli ebrei “orientali” deve comprendere, nonostante le difficoltà, la solidarietà con tutti i gruppi oppressi. “Noi, le Pantere nere – ha detto Abergel – abbiamo intrapreso una guerra contro l’oppressione, la discriminazione, le violenze della polizia, gli arresti, la disoccupazione e la mancanza di salute ed istruzione nel nostro quartiere. All’inizio ci mancava la consapevolezza politica che abbiamo poi sviluppato con la lotta” ha affermato. “Il più grande consiglio che posso dare agli attivisti mizrahi è comprendere come tutte le lotte in Israele siano tra di loro connesse. – ha aggiunto – Quando tu le separi, perdi la legittimazione degli altri gruppi e servi il sistema. Oggi, quando i palestinesi subiscono un torto, lo soffrono da soli perché non c’è solidarietà da parte della sinistra israeliana. L’unico modo per rimpiazzare il regime è unire tutti coloro che ne sono oppressi”. Nena News

(Traduzione a cura della redazione di Nena News)

 

nena-news.it/israele-gli-ebrei-mizrahi-chiedono-ancora-giustizia-per-i-neonati-rubati-ii-parte/