January 26, 2018

Nel 2007, il premier israeliano ha dato prova di leadership sostenendo i rifugiati “bisognosi di protezione e asilo”, ma da allora ha preso una brutta piega

Richiedenti asilo in Israele. (Foto: Reuters)

Richiedenti asilo in Israele. (Foto: Reuters)

Haaretz

* (Traduzione di Elena Bellini)

Roma, 26 gennaio 2018, Nena News – Nel 2007, l’allora Primo Ministro Ehud Olmert aveva creato una commissione interministeriale per proporre le modalità di gestione dei rifugiati dal Sudan, arrivati dall’Egitto. La commissione suggerì di rispedirli in Egitto, nonostante le testimonianze attendibili secondo cui, al rientro, sarebbero stati torturati e uccisi.

La Knesset era in subbuglio: 63 parlamentari di ogni schieramento politico fecero appello a Olmert perché cambiasse idea, perché “i rifugiati che arrivano qui dal Sudan hanno bisogno di protezione e asilo, e assorbirli è un supremo dovere morale, alla luce della storia del popolo ebraico e dei valori della democrazia e dell’umanità”. Uno dei firmatari dell’appello era l’allora leader dell’opposizione, che dimostrò una stupefacente capacità di leadership: il primo ministro Benjamin Netanyahu. Quando poi Bibi divenne il re d’Israele, cambiò idea con strabiliante elasticità.

Pare che la storia ebraica sia stata cancellata, per essere rimpiazzata da una bieca demagogia. Netanyahu sostiene e incoraggia l’istigazione contro gli africani, e la politica irresponsabile di Israele, con argomentazioni pseudo-economiche prive di fondamento. In un ambiente che santifica il disprezzo dei fatti e inventa una storia distorta, nella quale la nazione che domina con mezzi brutali vede se stessa come vittima perpetua, lui recita la parte dell’adulto responsabile preoccupato per il benessere dei suoi cittadini.

In effetti, è ossessivamente impegnato in un compito: “divide et impera”, distruggere, sbriciolare e fomentare. Contrariamente a quel documento programmatico, trasversale da destra a sinistra, la discussione oggi si è trasformata in una bega tra la sinistra (ribattezzata “estremista”) che grida “Nazisti” e una destra che risponde “ebrei che odiano se stessi”.

Israele occupa oggi l’ultima posizione nel mondo in termini di concessione di permessi di soggiorno per rifugiati, secondo un rapporto di Assaf, un’organizzazione di sostegno a rifugiati e richiedenti asilo in Israele. La media internazionale è l’87% per chi ha lasciato l’Eritrea e 63% per chi scappa dal Sudan. Stiamo quindi violando la Convenzione ONU del 1951 sui Rifugiati che abbiamo contribuito a promuovere, e poi firmato, all’indomani della crisi dei rifugiati del secondo dopoguerra.

Siamo, in effetti, gli unici che non stanno facendo assolutamente niente per trattare adeguatamente le richieste di asilo. Delle oltre 13.000 richieste di questo tipo, fino ad oggi ne sono state approvate solo 10, e oltre 7.000 non sono nemmeno state prese in considerazione. In migliaia attendono in fila per presentare la domanda. Le possibilità che raggiungano l’unico ufficio israeliano sono scarse.

Ora ci stanno raccontando di accordi con un “Paese terzo”, in parole povere Uganda e/o Rwanda, che ha già farfugliato timidamente che non c’è nessun accordo del genere. Nel frattempo, delle migliaia di rifugiati che sono già stati espulsi da Israele verso il Rwanda (ad un costo astronomico, che include i poliziotti che volano in capo al mondo e un’indennità ai rifugiati che li trasforma in vittime di tortura e ricatti) solo sette sono rimasti lì. Gli altri sono scappati, o sono stati perseguitati, espulsi o uccisi. I pochi che sono riusciti a raggiungere i centri per rifugiati in Grecia hanno raccontato cose terribili.

Quindi, cos’è successo esattamente a Netanyahu dal 2007? Probabilmente avrà colto la differenza numerica (poche migliaia allora, rispetto alle diverse decine di migliaia di oggi), ma secondo i dati della Population and Immigration Authority (Autorità per la Popolazione e l’Immigrazione), oltre ai 37.000 “clandestini”, nel 2017 in Israele c’erano 86.870 lavoratori immigrati regolari, 18.500 irregolari e altri 74.000 “turisti” senza un visto valido, molti dei quali provenienti da Europa dell’Est e Sud America. Un totale di 179.425 lavoratori immigrati che, per qualche strano motivo, non fanno esplodere l’isteria e dei quali non si dice che “rubano il lavoro” agli israeliani.

La triste conclusione è che Netanyahu sa benissimo che i rifugiati africani che sta mandando a morte per tortura gli garantiscono uno straordinario vantaggio politico. La cosa più meschina, cinica, crudele e irritante è questa patetica motivazione, di cui ora la storia ebraica dovrà farsi carico. Nena News

 

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