Haaretz, Nov 12, 2017

The family of Mohammed Musa, who was shot to death by Israeli soldiers, in the village of Dir Ballut, November 9, 2017. Amira Hass

The soldiers (or soldier) who shot at Musa’s car are posted there in order to guard another illegal outpost, which is confidently developing into another neighborhood of the illegal settlement Halamish.

3/10/2017

I mizrahi vogliono che lo stato israeliano apra i documenti secretati sulle adozioni e riconosca ufficialmente i suoi crimini contro gli ebrei di origini arabe

Immigrati ebrei yemeniti in un campo nel 1949. (Fonte foto: Reuters)

Immigrati ebrei yemeniti in un campo nel 1949. (Fonte foto: Reuters)

 –  al-Jazeera

Roma, 3 ottobre 2017, Nena News – Tamar Maatuf, 90 anni, ha pianto quando si è ricordata di suo figlio che, afferma, le è stato rapito poche settimane dopo che l’aveva partorito. “Il mio cuore è spezzato. Ringrazio Dio per avermi donato dei figli, ma quello [perso] non lo dimenticherò mai” ha detto durante la protesta delle famiglie degli ebrei mizrahi, vittime del furto di bambini avvenuto in Israele negli anni ’50. Ha un cartello che recita: “Caro figlio, non ho rinunciato a te. Ti aspetto, mamma”.

Haaretz, Nov 2, 2017

 

The tunnel from Gaza was absolutely a danger to Israeli lives. Islamic Jihad said it was intended for the purpose of abducting soldiers. Snatching people from their beds is, of course, a privilege reserved for Israeli soldiers. They do it nightly. Israelis said the tunnel would be used to murder women and children. In any case, Israel had a right, a duty even, to foil the threat to its citizens and residents’ safety and hit the tunnel. But the timing was suspicious: just as the Palestinians are trying to unite in Gaza, just before the transfer of responsibility for the border terminals between the Gaza Strip and Egypt.

Zeitun

coloni che si apprestano a rubare le olive (da Operazione Colomba)

1 novembre 2017, Haaretz

Finché è ancora terra palestinese. Sanno che prima o poi potranno comprare a prezzo stracciato una villa con una fantastica vista su quella terra.

Cosa sarebbe successo se individui non identificati in Iran, Francia o Venezuela avessero aggredito commercianti ebrei e li avessero obbligati a chiudere i loro negozi? Quali scuse e manifestazioni di sconcerto i nostri diplomatici avrebbero chiesto all’Unione Europea, alle Nazioni Unite e chissà a chi altro? E con quanta esultanza vari ricercatori avrebbero tracciato un grafico dell’odio globale e sarebbero stati intervistati a lungo, con espressione seria, sulle inquietanti caratteristiche antisemite – così evocatrici di un oscuro passato – del privare ebrei dei loro mezzi di sostentamento e della distruzione delle loro proprietà?

Associazione di Amicizia Italo-Palestinese, 12 novembre 2017

Internazionale 1230 | 10 novembre 2017

Con la mano destra sto scrivendo un articolo sulle nuove limitazioni agli spostamenti degli abitanti della Striscia di Gaza. D’ora in poi per rilasciare un permesso di uscita le autorità israeliane impiegheranno tra i 50 e i 70 giorni lavorativi. Fino al 2015 ne bastavano 14 e in seguito 24. Dall’inizio del 2017 più di 14mila richieste di permesso sono rimaste inevase. Nella prima metà dell’anno sono stati concessi in media 6.300 permessi al mese, su una popolazione di due milioni di abitanti.