Associazione di Amicizia Italo-Palestinese, 12 novembre 2017

Internazionale 1230 | 10 novembre 2017

Con la mano destra sto scrivendo un articolo sulle nuove limitazioni agli spostamenti degli abitanti della Striscia di Gaza. D’ora in poi per rilasciare un permesso di uscita le autorità israeliane impiegheranno tra i 50 e i 70 giorni lavorativi. Fino al 2015 ne bastavano 14 e in seguito 24. Dall’inizio del 2017 più di 14mila richieste di permesso sono rimaste inevase. Nella prima metà dell’anno sono stati concessi in media 6.300 permessi al mese, su una popolazione di due milioni di abitanti.

Haaretz, Nov. 13, 2017

“Israel knows the situation in Myanmar better than international organizations and the media. Both sides are committing war crimes. The current situation began after Muslims attacked positions of the Burmese army,” said Israel’s deputy consul general in New York, Amir Sagie, responding to accusations that Israel sells arms to a regime that is committing horrific war crimes against the Rohingya, a helpless ethnic and religious minority.

l'opinione di Jeff Halper

giovedì 12 ottobre 2017

“L’occupazione non ci piace, ma non la fermiamo. Come fa Israele a gestire una cosa del genere: un’occupazione di 50 anni, violenze, decisioni dell’ONU, diritti umani, leggi internazionali? Perché l’Italia, l’Europa e la comunità internazionale acconsentono? Che contributo dà Israele alla comunità internazionale che spinge tutti ad acconsentire all’occupazione?”. È con queste domande che si apre l’ultimo libro dell’antropologo e attivista Jeff Halper intitolato La guerra contro il popolo. Israele, i palestinesi e la pacificazione globale (Edizioni Epoké). Di fatto, il testo è un’analisi delle tecniche più subliminali che Israele usa per soggiogare non solo i palestinesi ma anche tutti gli altri, innescando nella testa la paura del nemico in casa. E Jeff Halper tutto questo lo vive da vicino, perché da anni è impegnato a combattere per la causa palestinese.

4/10/2017

Il caso della comunità beduina è lo specchio delle politiche di trasferimento forzato nel deserto del Naqab. Dove ora ai villaggi mai riconosciuti si aggiunge la revoca della cittadinanza israeliana

Il villaggio di Al Araqib

Il villaggio di Al Araqib

Roma, 4 ottobre 2017, Nena News – Probabilmente è un record: ieri il villaggio beduino palestinese di Al Araqib, nel deserto del Naqab, sud dello Stato di Israele, è stato demolito per la 119esima volta in sette anni. La prima distruzione da parte dei bulldozer israeliani risale al luglio 2010: da allora si sono susseguite con frequenza regolare e senza sosta.

Haaretz, Nov 1, 2017

The Israeli right, in all its forms, wants exclusively Jewish control over all of the Land of Israel. To the Palestinians who live in this space, it promises residency – temporary, of course, on condition that they keep their heads down, accept their designated status and behave accordingly.