May 31, 2015

 

Settlers now have voted in their communities in 14 Knesset elections. [...] Millions of Palestinians could not cast a meaningful vote

Haaretz, 22.05.15

 

Who is in favor of “supplementary funding for ultra-Orthodox institutions” (120 million shekels) along with “supplementary funding for schools that do not teach core subjects”: (75 million), as was agreed with the United Torah Judaism party, and who’s against? Who’s in favor of “strengthening national religious school education” (200 million shekels), and “increasing funding for the university in [the West Bank settlement] Ariel” (100 million), and “increasing funding for [the World Zionist Organization’s] settlement division” (50 million), and “preserving the legacy of Gush Katif,” the settlements in the Gaza Strip that were evacuated in 2005, and “funding examination of one’s Jewishness” (a combined 33 million), as was agreed to with the Habayit Hayehudi party?

maggio 2015

Fin dall'inizio va detta la verità: spero che Israele sia sospesa dalla FIFA . Il 29 maggio, potrebbero fare una mossa che cambierebbe il gioco. Potrebbe iniziare una reazione a catena di cui sarebbe difficile prevedere l'esito. Se la Federazione internazionale mostrasse a Israele il cartellino rosso, come chiedono i palestinesi, vorrebbe dire che il calcio metterebbe in moto il processo del cambiamento.

15 mag 2015

Il 67esimo anni­ver­sa­rio della Nakba coin­cide con una inte­res­sante ripresa del dibat­tito sullo Stato unico demo­cra­tico e laico per ebrei e pale­sti­nesi. Alla quale ha con­tri­buito la recente pub­bli­ca­zione del libro «The Re-emergence of the Sin­gle State Solu­tion in Palestine/Israel», della stu­diosa Shi­rin Hus­sein, pre­sen­tato l’altra sera a Geru­sa­lemme dallo sto­rico israe­liano Ilan Pappè. Al ter­mine dell’incontro abbiamo rivolto alcune domande a Pappè.

 – Il Manifesto

Quanto è viva l’idea di uno Stato unico come solu­zione per la que­stione palestinese?

Direi tanto, almeno se par­liamo del mondo acca­de­mico e degli atti­vi­sti. In nume­rose uni­ver­sità degli Stati Uniti ma in Europa e in altre parti del mondo, tra docenti e stu­denti che si occu­pano di Israele e della Pale­stina, il dibat­tito sullo Stato unico per ebrei e pale­sti­nesi cre­sce di pari passo con lo scet­ti­ci­smo verso la solu­zione dei Due Stati, che è stata il perno degli Accordi di Oslo (1993) ma che oggi appare sem­pre più irrea­liz­za­bile, di fronte alla colo­niz­za­zione israe­liana dei Ter­ri­tori occu­pati, alle con­fi­sche di terre e a tutte le poli­ti­che di oppres­sione e pri­va­zione di diritti che attuano i governi israe­liani. Molti dicono che lo Stato unico è solo una ipo­tesi acca­de­mica, l’argomento di un con­fronto tra pochi intel­let­tuali e atti­vi­sti della causa pale­sti­nese, scol­le­gato da una realtà che vede soprat­tutto gli israe­liani esclu­dere cate­ro­go­ri­ca­mente que­sta pos­si­bi­lità. Ricor­dano anche che ci sono espo­nenti poli­tici israe­liani che defi­ni­scono lo Stato unico un’idea di nemici dello Stato ebraico più peri­co­losa della bomba ato­mica ira­niana. Ma le cose non stanno così. Certo, chi porta avanti que­sta solu­zione del con­flitto non può affer­mare di rap­pre­sen­tare qual­cuno. Ma il punto è un altro. Occorre par­larne, andare con­tro cor­rente, con­tro il flusso delle poli­ti­che che stanno creando l’apartheid in que­sta terra. E sul lungo periodo, di fronte alla gra­vità della situa­zione e al qua­dro demo­gra­fico di israe­liani e pale­sti­nesi, lo Stato unico non potrà che con­qui­stare con­sensi crescenti.

21 mag 2015

«La segregazione tra coloni israeliani e palestinesi è già in atto, è realizzata in silenzio», avverte il giornalista e attivista Sergio Iahni. Intanto il presidente della Fifa Joseph Blatter strappa solo assicurazioni verbali al premier Netanyahu sui movimenti dei calciatori palestinesi

– Il Manifesto

Gerusalemme, 21 maggio 2015, Nena News – «È solo una sospensione del provvedimento, non è il caso di festeggiare perchè l’apartheid nei trasporti tra coloni (israeliani) e palestinesi è già in atto, è attuato in silenzio». Sergio Iahni, giornalista e storico attivista della sinistra israeliana, mette in guardia dalla tentazione di gridare alla vittoria dopo la decisione presa ieri dal premier Netanyahu di sospendere gli autobus segregati approvati dal ministro della difesa Moshe Yaalon – «in via sperimentale per tre mesi» – per i manovali palestinesi che si spostano dalla Cisgiordania verso Israele. La disposizione data da Yaalon peraltro avrebbe costretto i lavoratori a tornare a casa attraversando gli stessi posti di blocco militari dai quali erano passati all’andata, con il risultato di metterci un paio di ore in più per rientrare in Cisgiordania. Un giornata di lavoro ben diversa da quella dei coloni, gli occupanti, che si muovono senza alcuna restrizione e che da anni chiedono autobus solo per loro, «senza arabi».