January 16, 2018

OPINIONE. Le due principali fazioni palestinesi, Hamas e Fatah, hanno firmato il 12 ottobre dello scorso anno un accordo di riconciliazione sponsorizzato dall’Egitto. Tuttavia, sul terreno nulla è cambiato

Gaza. (Foto di Tamer Hamam. Unrwa)

Gaza. (Foto di Tamer Hamam. Unrwa)

    Middle East Monitor

Roma, 16 gennaio 2018, Nena News – Le due principali fazioni palestinesi, Hamas e Fatah, sono responsabili delle divisioni interne ai palestinesi, ma il 12 ottobre dello scorso anno hanno firmato insieme un accordo di riconciliazione sponsorizzato dall’Egitto. I palestinesi di Gaza hanno festeggiato l’accordo [del 12 ottobre 2017, ndr], che è stato presentato come la fine del decennale blocco da parte di Israele, dell’Autorità Palestinese e dell’Egitto. Come gesto di buona volontà, Hamas ha sciolto il suo comitato amministrativo, che aveva sostituito il governo palestinese nella Striscia di Gaza guidato dal movimento. L’Autorità Nazionale Palestinese (ANP) a Ramallah, dominata da Fatah, ha annunciato che avrebbe immediatamente assunto le proprie responsabilità a Gaza ed avrebbe tolto le misure punitive imposte contro l’enclave dal suo leader Mahmoud Abbas, che includevano tagli all’elettricità, congelamento dei salari nel settore pubblico e un’interruzione nell’invio di farmaci e nell’approvazione di richieste per cure mediche altrove.

Alcuni osservatori dubitavano che questo accordo avrebbe posto termine alla divisione tra palestinesi e all’assedio di Gaza; inoltre non si fidavano dell’Egitto come mediatore imparziale, in quanto la leadership del Cairo ha considerato per molto tempo Hamas come un nemico. Tuttavia, molti analisti politici hanno evitato di mettere in dubbio le intenzioni dell’ANP e dell’Egitto. Comunque, col passare del tempo quasi tutti gli esperti di questioni palestinesi si sono convinti che ciò che era avvenuto era parte di un gioco più grande. Alcuni si sono spinti ad affermare che ciò faceva parte dell’“accordo del secolo” di Trump.

Considerando la situazione nella Striscia di Gaza tre mesi dopo, l’unica cosa certa è che l’accordo è stato una bolla di sapone. Non è esagerato dire che il territorio è sull’orlo del collasso; anzi, ha iniziato a collassare. Il settore sanitario, quello del welfare, l’economia, l’educazione e gli altri ambiti del sistema di governo stanno per annunciare di non essere in grado di fornire quotidianamente i servizi alla popolazione di Gaza, mentre gli scioperi di protesta iniziano a farsi sentire.

Migliaia di dipendenti pubblici a Gaza non hanno ricevuto salari per mesi; migliaia di famiglie povere non hanno sussidi sociali a cui ricorrere; migliaia di famiglie di lavoratori non hanno denaro perché più dell’80% delle attività commerciali e del 90% delle fabbriche a Gaza hanno già bloccato la produzione. Secondo l’analista economico Mohamed Abu Jayyab, una causa della recessione economica è che l’ANP sta ancora riscuotendo le tasse, ma solo per trasferire il denaro fuori da Gaza.

Martedì [2 gennaio, ndr] il portavoce del ministero della salute palestinese a Gaza, Ashraf Al-Qiddra, ha comunicato il rinvio di migliaia di appuntamenti per interventi chirurgici, avvertendo che potrebbero essere cancellati se Israele non toglierà le sanzioni sui farmaci, le attrezzature mediche e i ricambi per macchinari indispensabili. L’ANP, ha aggiunto, deve inviare urgentemente materiale sanitario ed i farmaci necessari agli ospedali e ai centri sanitari di Gaza. “Nel magazzino centrale i livelli di scorte di molti articoli nell’elenco dei farmaci essenziali sono a zero”, ha avvertito.

Nel frattempo il dilazionamento da parte dell’ANP del pagamento dei salari dei dipendenti pubblici assunti da Hamas dopo la sua vittoria nelle elezioni del 2006, che in base all’accordo di riconciliazione avrebbero dovuto essere pagati da novembre, così come l’esitazione della stessa ANP nel togliere le sanzioni a Gaza, suggeriscono che Ramallah non pensa seriamente a porre fine alle sofferenze dei cittadini palestinesi nell’enclave. “Anche i dipendenti dell’ANP a Gaza, che sono pesantemente indebitati con le banche ed hanno perso un terzo dei loro salari, sono oggi classificati tra i poveri”, ha spiegato Abu Jayyab.

L’ANP ha deciso di aumentare il prezzo del carburante che entra nella Striscia di Gaza dall’Egitto, per incamerare più tasse per le sue casse in Cisgiordania. Intanto il primo ministro dell’ANP Rami Hamdallah ha sostenuto che l’Autorità ha pagato 16 miliardi di dollari a Gaza mentre, in realtà, ha pagato la metà di tale cifra ed ha riscosso 9,6 miliardi di dollari in tasse nel periodo dell’assedio. Non sembra essere un governo ansioso di adempiere alle proprie responsabilità ed impegni nei confronti degli abitanti di Gaza.

L’ANP dovrebbe aver assunto la piena responsabilità della guida di tutti i ministeri a Gaza, il cui controllo è stato ceduto da Hamas al momento della firma dell’accordo, ma non è accaduto nient’altro se non che i ministri ed i capi di dipartimento hanno visitato gli uffici per un servizio fotografico e poi se ne sono andati. Non sono state pagate da Ramallah neanche le spese di amministrazione. La scusa accampata da Fatah e dall’ANP è che loro hanno il controllo solo del 5% degli uffici a Gaza. La verità è che semplicemente non prendono sul serio la riconciliazione.

Ramallah può fare promesse davanti alle telecamere – in particolare riguardo alle forniture di elettricità a Gaza – ma non fa seguire delle azioni. Vede Gaza solo come una potenziale fonte di entrate, rastrellando milioni di shekel ai posti di confine, dei quali pure ha il controllo.

Il mediatore dell’accordo di riconciliazione, l’Egitto, ha promesso di denunciare qualunque delle parti non rispetti i propri impegni sottoscritti nell’accordo. Non lo ha fatto, soprattutto, si suppone, perché è la sua alleata ANP, guidata da Fatah, ad essere venuta meno all’accordo.

Ma soprattutto, si è abbondantemente omesso di riferire che, dalla decisione di Trump su Gerusalemme del 6 dicembre, Gaza è stata sottoposta a bombardamenti israeliani quasi ogni giorno. Tre persone sono state uccise e dozzine ferite ed i palestinesi ora vivono nel costante timore che stia per scatenarsi un’altra offensiva militare israeliana.

“Prima di andare a dormire i palestinesi della Striscia di Gaza sentono un ufficiale israeliano che minaccia di scatenare una guerra contro di loro e poi quando si svegliano sentono un altro che dice che non ci sarà nessuna guerra contro Gaza nel prossimo futuro”, ha spiegato la scienziata sociale Adel N’ima. “Ciò ha un effetto disastroso sulla psiche, in quanto provoca un grave stress negli anziani e un trauma nei giovani.”

Tale terrore psicologico è ovviamente ciò che i bombardamenti e la propaganda intendono provocare. Che cosa è questo se non terrorismo di stato?

“L’ANP è interessata solamente a raccogliere denaro a Gaza, non a facilitare la vita dei palestinesi di Gaza”, ha ribadito Abu Jayyab. Lui ritiene che l’autorità di Ramallah guidata da Mahmoud Abbas stia portando Gaza in un profondo e oscuro tunnel. Tra i rinvii dell’ANP e le minacce di Israele, l’enclave sta certamente andando verso l’ignoto, per cui è difficile non concordare con lui.

* (Traduzione a cura di Cristiana Cavagna pubblicata originariamente su Zeitun.info)

 

nena-news.it/tra-i-ritardi-dellanp-e-le-minacce-di-israele-gaza-sta-andando-verso-lignoto/