marzo 18, 2017

15 marzo 2017, Haaretz

Basil al-Araj, di 33 anni, è stato ucciso vicino a Ramallah da soldati israeliani, che affermano che lui fosse ricercato dalle forze di sicurezza. Le fonti palestinesi sostengono tutt’altro.

Basil al-Araj, trentatreenne di Betlemme, è stato ucciso da soldati israeliani e poliziotti di frontiera lunedì scorso, nell’appartamento in cui si nascondeva ad Al-Bireh, vicino a Ramallah. L’esercito asserisce che era ricercato dalle forze di sicurezza ed è rimasto ucciso in uno scontro a fuoco con i soldati arrivati ad arrestarlo. Fonti palestinesi sostengono che l’esercito ha sparato una granata nell’appartamento.

La sua morte ha riacceso il dibattito tra i palestinesi sulla cooperazione per la sicurezza tra l’Autorità Nazionale Palestinese ed Israele ed ha scatenato proteste, come al solito represse dai servizi di sicurezza dell’ANP. E questo, ancora una volta, ha innescato ulteriori proteste.

La repressione della ridotta protesta di domenica davanti al tribunale di Al-Bireh, a cui ha partecipato anche il padre di Al-Araj, non era insolita. I servizi di sicurezza dell’ANP hanno represso molte proteste.

Tuttavia sono state le circostanze ad essere inconsuete: dentro al tribunale sei giovani avrebbero dovuto affrontare un processo con l’accusa di detenere illegalmente armi e di aver messo in pericolo delle vite. Ma solo uno era presente. Altri quattro sono stati arrestati da Israele alcuni mesi fa. Il sesto era Al-Araj.

L’anno scorso tutti e sei sono stati detenuti in un carcere palestinese per circa sei mesi e rilasciati in seguito ad uno sciopero della fame. Poi quattro sono stati arrestati da Israele e Al-Araj è ha fatto perdere le sue tracce. Secondo quanto riportato dai palestinesi, nonostante avesse le prove che quei quattro si trovavano in prigioni israeliane, il giudice ha semplicemente rinviato il loro processo al 30 aprile, adducendo che si trattava di detenuti amministrativi che potrebbero essere rilasciati per quella data. Ha annullato l’incriminazione di Al-Araj solo dopo aver ricevuto il suo certificato di morte.

All’esterno, qualche dozzina di manifestanti, tra cui giovani donne e vecchi militanti contro l’occupazione israeliana, dimostravano contro la cooperazione per la sicurezza con Israele. I servizi di sicurezza dell’ANP hanno cercato di impedire all’emittente Falastin Al-Youm, legata alla Jihad islamica, di trasmettere la manifestazione in diretta.

Poi, nonostante la presenza di donne, i servizi di sicurezza hanno disperso i dimostranti con spintoni, brutali percosse, granate stordenti e gas lacrimogeni. Il gas si è diffuso nella strada dove si trovano anche una scuola ed un asilo.

Tra i feriti trasportati in ospedale c’era il padre del ragazzo morto. Uno dei quattro dimostranti arrestati per parecchie ore era Khader Adnan, famoso per il lungo sciopero della fame contro la sua detenzione senza processo in Israele. La polizia dell’ANP ha detto che i dimostranti sono stati dispersi perché bloccavano una strada importante.

Fotografie della repressione della protesta sono state diffuse nei social media, insieme ad appelli a tornare nelle strade, invece di limitarsi a denunce su Facebook. E’ stata indetta un’altra manifestazione per la giornata di ieri a Ramallah e sono stati sollecitati a parteciparvi giornalisti ed avvocati.

Anche una precedente manifestazione, svoltasi nel campo profughi di Deheishe per commemorare Al-Araj e protestare contro la cooperazione per la sicurezza con Israele, è stata dispersa con la forza. Questo ha spinto il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina ad annunciare un boicottaggio delle elezioni amministrative previste in Cisgiordania a maggio.

Come al solito, le opinioni su Facebook erano divergenti. Alcuni avanzavano il sospetto che i servizi di sicurezza dell’ANP avessero aiutato Israele a rintracciare Al-Araj e sostenevano che anche la sua incriminazione costituisse cooperazione con l’occupazione. Altri denunciavano la dispersione della protesta, ma mettevano in guardia dalle accuse di tradimento e dal paragonare la polizia palestinese ai soldati israeliani. Gli attivisti di Fatah non si sono assunti la responsabilità per le azioni della polizia, tralasciando il fatto che la loro organizzazione è il partito al governo e che i suoi membri ricoprono ruoli chiave nei servizi di sicurezza.

Al-Araj, che era farmacista, faceva parte della sinistra palestinese. Ha partecipato a proteste popolari pacifiche contro il progetto di Israele di costruire un muro attraverso Al-Walaja, un villaggio ad ovest di Betlemme, ed espropriare i suoi terreni per costruire un parco pubblico per gli israeliani. Ha partecipato anche alle proteste popolari contro le colonie e la normalizzazione con Israele.

La lotta popolare pacifica è stata sconfitta: il muro è stato costruito, la popolazione ha perso le sue terre o ne è stata scacciata, le colonie si stanno espandendo e la cooperazione per la sicurezza dell’ANP con Israele continua. Gli amici di Al-Araj dicono che questa sconfitta lo ha spinto ad abbracciare i metodi della lotta palestinese del 1936 – armarsi, entrare in clandestinità, salire sulle colline, rischiare l’arresto e la morte. La strada tragica che lui ha intrapreso e che, nonostante tutto, la grande maggioranza non prende, è la prova del vicolo cieco in cui si trova la politica palestinese.

Come sempre, le ultime proteste e i tentativi di reprimerle hanno risvegliato la speranza che si potrà spezzare l’impasse nella politica palestinese, che il monopolio che Mahmuod Abbas detiene sulla politica all’interno dell’OLP, di Fatah e dell’ANP potrà essere indebolito. L’esperienza insegna che, dopo un’iniziale repressione delle proteste, l’ANP trova il modo di disperderle. Ma c’è un accumulo costante di amarezza, disgusto, disperazione e rabbia. Non c’è modo di sapere come, o per quanto tempo, i servizi di sicurezza dell’ANP saranno in grado di arginare questi sentimenti o di reprimere l’attività politica da essi generata.

(Traduzione di Cristiana Cavagna)

 

http://zeitun.info/2017/03/18/la-morte-di-un-palestinese-accende-le-proteste-contro-la-cooperazione-dei-dirigenti-della-cisgiordania-con-israele/