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Categoria: Politiche israeliane

2/8/2017

L’avvocato Mahmoud al Halabi, dell’Associazione dei prigionieri politici palestinesi, riferisce che negli ultimi giorni 47 palestinesi sono stati posti in “detezione amministrativa”, ossia in carcere per mesi senza processo e conoscere le accuse

prigionieri-palestinesi

Gerusalemme, 2 agosto 2017, Nena News - Negli ultimi giorni 47 palestinesi, tra cui Hassan Yousef (Hamas), membro del Consiglio legislativo palestinese, sono stati posti in “detenzione amministrativa” per ordine dei giudici militari israeliani. Vuol dire che rimarranno per mesi in carcere senza subire un processo e senza conoscere le accuse per le quali si trovano dietro le sbarre. A riferirlo è stato l’avvocato Mahmoud al Halabi, dell’Associazione dei prigionieri politici palestinesi, che ieri ha incontrato un gruppo di giornalisti.

Hassan Yousef, considerato l’esponente più importante in Cisgiordania dell’ala politica del movimento islamico Hamas, ha già trascorso 18 anni in carcere in Israele e scontato diversi periodi di “detenzione amministrativa”, una sorta di arresto preventivo introdotto durante il Mandato britannico sulla Palestina conclusosi nel 1948 e poi assorbito dall’ordinamento israeliano. Nonostante sia contraria alle leggi internazionali e sia stata condannata dai centri a difesa dei diritti umani, Israele non sembra avere alcuna intenzione di abolire la detenzione senza processo. I prigionieri politici palestinesi, individualmente o collettivamente, hanno avviato più volte in questi ultimi anni, ma senza successo, lunghi digiuni di protesta per ottenere la revoca del carcere “amministrativo”.

Secondo l’associazione per i diritti dei prigionieri Addameer, a  maggio 6.200 palestinesi erano nelle prigioni israeliane, di cui 490 in “detenzione amministrativa”.

Queste ultime detenzioni senza processo si aggiungono agli arresti che le forze speciali dell’esercito israeliano compiono, in genere di notte, nei centri abitati palestinesi in Cisgiordania. Arresti che si sono moltiplicati negli ultimi due anni, da quando è cominciata l’Intifada di Gerusalemme, chiamata in Israele “Intifada dei coltelli” per gli assalti all’arma bianca realizzati o il più delle volte solo tentati da palestinesi, spesso adolescenti, contro gli israeliani. Un’ondata di arresti è avvenuta negli ultimi giorni anche a Gerusalemme Est, durante le proteste dei palestinesi contro i dispositivi di controllo introdotti il mese scorso da Israele sulla Spianata della moschea di Al Aqsa e revocati  la settimana passata. Decine di dimostranti sono stati arrestati, 33 dei quali – secondo il portale d’informazione palestinese Maannews – dopo i tafferugli con la polizia avvenuti sulla Spianata giovedì scorso.

Almeno cinque palestinesi sono stati uccisi dall’esercito e dalla polizia a Gerusalemme Est e in Cisgiordania durante le proteste per la Spianata. Centinaia i feriti. Tre coloni israeliani invece sono stati accoltellati a morte da un palestinese penetrato nell’insediamento coloniale di Halamish, in Cisgiordania.   Nena News