7/7/2017

Per la prima volta nelle linee guida dell’Autorità israeliana per l’immigrazione si indica “l’attività di boicottaggio” come una delle 28 ragioni per rifiutare l’ingresso nel paese. Intanto il Sud Africa declassa la propria rappresentanza diplomatica a Tel Aviv come forma di protesta per l’occupazione

(Foto: Maureen Clare Murphy)

(Foto: Maureen Clare Murphy)

Roma, 7 luglio 2017, Nena News – Dopo la legge arrivano i primi regolamenti: il quotidiano israeliano Haaretz ha pubblicato ieri la lista delle 28 linee guida predisposte dall’Autorità israeliana per la popolazione, l’immigrazione e i confini per vietare l’ingresso a cittadini stranieri. E per la prima volta compare esplicitamente la dicitura “attività di Bds”: il visto di ingresso sarà negato a chi è ritenuto membro, attivista o sostenitore della campagna globale di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni contro Israele.

Zeitun

31 maggio 2017 Haaretz

 

Israele ha arrestato centinaia di palestinesi dall’inizio dell’intifada “dei lupi solitari” nel settembre 2015, in parte sulla base dell’analisi dei post sui social media. Le autorità affermano che questi arresti sono legittimi, ma altri vi scorgono una grave violazione dei diritti umani.

 

Il marito di Su’ad Zariqat è stato investito ed ucciso in un incidente in Israele nel 2010. Da allora, la ventinovenne palestinese dice di aver postato regolarmente sue fotografie sulla propria pagina Facebook. Ma nelle prime ore del 2 dicembre 2015 le forze israeliane sono entrate in casa sua e l’hanno arrestata. Questo è successo nel momento più critico delle violenze che erano iniziate due mesi prima in Cisgiordania e Israele. Era la seconda volta che veniva arrestata, dopo essere stata in prigione nel 2008 con l’accusa di contatti con organizzazioni ostili ad Israele. Questa volta, dice, le è stata mostrata una schermata di un post su Facebook con la fotografia di suo marito accompagnata dalla scritta “Che Dio ci riunisca in paradiso.”

Jacobin, 18/05/2017

A checkpoint in Ramallah, West Bank. annalbjo / Flickr

 

These military courts are predicated on a legal double standard: they only prosecute crimes against Israeli citizens or property; they do not prosecute crimes committed by Israeli settlers living in the Occupied West Bank, or crimes with Palestinian victims.

al Monitor, May 11, 2017

 

The option being promoted by Netanyahu and Bennett is one state for one people. One state for the Jewish people, between the Mediterranean and the Jordan River. As far as they are concerned, the Palestinians are not “a people” and never were “a people.” Therefore, they do not deserve a state. They should thank Israel for not expelling them from their homes and for even being willing to make “economic” peace with them.

30/5/2017

Il premier israeliano ha detto oggi che l’origine del conflitto non sono le colonie, ma l’intransigenza dei palestinesi a non volere riconoscere i diritti degli ebrei. Ramallah, intanto, chiede all’Onu di proteggere Gerusalemme est dai “tentativi di giudaizzare la città”

ISRAEL-POLITICS-CABINET-NETANYAHU

Roma, 30 maggio 2017, Nena News – “Israele deve mantenere il controllo militare della Cisgiordania in caso di un accordo di pace”. Parola del premier israeliano Benjamin Netanyahu. Intervistato stamane dalla radio militare Galei Tzahal prima della festa ebraica di Shavuot, il primo ministro è stato molto chiaro: “Per rendere sicura la nostra esistenza, dobbiamo avere il controllo militare e della sicurezza su tutto il territorio a ovest del fiume Giordano”. Bibi ha poi dato una lettura “storica” del conflitto israelo-palestinese: l’origine dello scontro tra i due popoli non deriva dalla presenza delle colonie israeliane in territorio cisgiordano, ma piuttosto dall’intransigenza dei palestinesi a non voler riconoscere i diritti degli ebrei in Eretz Yisrael.