Netanyahu e Trump la proclamano capitale indivisibile di Israele. Ma è spaccata in due: un ovest che si disinteressa totalmente dei palestinesi e un est arabo che protesta e cerca di sopravvivere

Gerus

 – Il Manifesto

Gerusalemme, 18 dicembre 2017, Nena News – Situato alle spalle della centrale via Giaffa e di fronte agli uffici del ministero dell’interno che rilasciano i visti di soggiorno, al negozio e studio fotografico della signora Lilia non mancano i clienti. «Qualche volta va bene, altre meno. Questo è il commercio», commenta la donna. Poco più avanti israeliani e turisti affollano i caffè di tendenza. L’atmosfera è serena. È una giornata come le altre nella zona ovest, ebraica, di Gerusalemme ma a poche centinaia di metri la tensione è alta. Mai come in questi giorni Gerusalemme conferma di essere una città divisa, spaccata in due, malgrado i proclami di unità sotto la sovranità israeliana. Superando il Municipio già appaiono le mura della città vecchia e Porta Nuova.

Zeitun

9/9/2017

La vicenda della famiglia palestinese Shamasneh cacciata di casa per far posto ai coloni. La legge consente solo agli israeliani di poter reclamare le proprietà di prima del 1948 nella Gerusalemme araba, i palestinesi non possono fare altrettanto con le loro case nella parte ebraica della città

Jerusa

   il Manifesto

Gerusalemme, 9 settembre 2017, Nena News – «Sheikh Jarrah è in Palestina» scandivano le centinaia di manifestanti con striscioni e cartelli scritti in ebraico ed arabo che ieri hanno attraversato Sheikh Jarrah, nella zona palestinese (Est) della città. In gran parte ebrei. Il caso della famiglia palestinese Shamasneh, sgomberata qualche giorno fa con l’intervento della polizia dalla sua abitazione ha rilanciato l’impegno contro l’occupazione delle case arabe da parte dei coloni israeliani.

28/10/2017

Viaggio a Kufr Akab, uno dei sobborghi palestinesi della Città Santa destinato ad essere separato. E domani all’esame di un comitato ministeriale israeliano c’è un disegno di legge per estendere i confini municipali ad alcuni insediamenti coloniali

Il sobborgo palestinese di Kufr Akab, sullo sfondo il muro (Fonte: Hamodia)

Il sobborgo palestinese di Kufr Akab, sullo sfondo il muro (Fonte: Hamodia)

 – Il Manifesto

Gerusalemme, 28 ottobre 2017, Nena News – «Al Bireh – Ramallah, Al Bireh – Ramallah». Urla la sua destinazione ai passanti il giovane l’autista del “service”, il taxi-navetta che collega Kufr Akab a Ramallah. Una signora con un bimbo attaccato alla mano si affretta ad entrare nell’auto facendo il possibile per non calpestare le buste piene di rifiuti ammassate davanti alla fermata.

Haaretz, Aug 24, 2017

 

For Haredim, coexistence actually means forcing the other side to adopt their way of life. It’s never a case of ultra-Orthodox allowing people who aren’t part of their community to go on pursuing their life as usual. The few secular people who still live in the Ramat Eshkol neighborhood (which on Barkat’s map is intended to be Haredi, although when it was built, after 1967, was anticipated to be a totally secular area) have already become habituated to shutting off their radios and televisions on Shabbat, and getting around on foot and not by car. Their behavior isn’t motivated by consideration for beliefs they don’t hold. The motivation is fear. Because spitting, cursing and stone throwing are not considered desecration of the Sabbath.