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Categoria: Gerusalemme

Gli adolescenti palestinesi sono colpiti dalle dure sentenze previste dai recenti emendamenti al codice penale

foto Majd Gaith

foto Majd Gaith

Roma, 22 luglio 2016, Nena News - I ragazzini palestinesi accusati di lancio di pietre hanno iniziato a vivere sulla propria pelle gli effetti della nuova legislazione israeliana in materia di diritto penale, afferma la Ong Defence for Children International-Palestine. Tali emendamenti hanno un impatto diretto sul grado di pena nei confronti dei minori palestinesi di Gerusalemme est.

Il 13 giugno un giudice israeliano ha condannato Omar T., Nour al-Din H., Seif T., tutti e tre di 16 anni, a 2 anni e 2 mesi di carcere. Secondo gli atti giudiziari recuperati da DCI-Palestine, nel mese di marzo un tribunale di Gerusalemme aveva già condannato due ragazzini di 16 e 14 anni a 36 mesi di carcere, mentre altri due coetanei di 14 e 17 anni avevano ricevuto una pena detentiva di 28 mesi. Secondo le deposizioni, i primi due avrebbero continuato a difendere la propria innocenza e confessato soltanto a seguito di abusi fisici e psicologici. Uno dei minori avrebbe infatti riferito di essere stato picchiato nel bagno della stazione di polizia dove era stato accompagnato da un poliziotto. L’agente avrebbe iniziato a usare violenza mentre il minore era ancora ammanettato.

Se in passato la pena per il lancio di pietre era stabilita tra i due ed i quattro mesi di carcere, le ultime modifiche al codice penale israeliano effettuate tra il 2014 e il 2015 hanno avuto lo scopo di aumentare le sanzioni. Gli emendamenti al codice penale israeliano nel 2015 hanno infatti incluso pene più severe quali un massimo di 10 anni di carcere per lancio di pietre o altri oggetti ai veicoli “senza intenzionalità” di provocare lesioni, e 20 anni per lancio di pietre “con intenzionalità”. Dopo il 2015, è stata aggiunta alla normativa la parola “pietra” allo scopo di colpire nello specifico i palestinesi.  Inoltre, gli emendamenti hanno stabilito pene minime per il lancio di pietre, corrispondenti ad un quinto della pena massima. In una decisione controversa la Knesset ha approvato tra le sanzioni anche la negazione delle prestazioni sociali alle famiglie i cui membri sono stati accusati di lancio di pietre.  Secondo l’Associazione per i diritti civili in Israele (ACRI), sarebbero al vaglio proposte per chiedere l’ergastolo per minori sotto i 14 anni. Nel mese di agosto 2015, gli emendamenti hanno previsto che gli imputati restino in detenzione fino alla fine del procedimento.  Questo, insieme alla lentezza dei procedimenti giudiziari, fa sì che i minori vengano trattenuti in arresto per molti mesi. Un numero crescente di questi minori preferiscono a volte, incoraggiati dagli avvocati, patteggiare ed ammettere la propria colpevolezza, nella speranza che i mesi che hanno già speso in prigione possano essere conteggiati come sconto della pena, piuttosto che rischiare che le sanzioni detentive vengano protratte.

Allo stesso tempo, sono state recentemente aggiornate anche le linee guida israeliane sull’uso delle armi da fuoco. Secondo Adalah, il Centro Legale per i diritti della Minoranza Araba in Israele, dal mese di dicembre 2015 i regolamenti della polizia israeliana sull’uso delle armi sono più aggressivi. I nuovi regolamenti danno infatti la possibilità alle autorità di usare armi da fuoco direttamente su un individuo che sembra stia lanciando o stia per lanciare una bottiglia incendiaria, sparare fuochi d’artificio o usare una fionda.

«È evidente che le modifiche non tengono conto della legge sulla tutela dei minori, approvata per condurre Israele a rispettare le norme della Convenzione internazionale sui Diritti dell’’Infanzia», ha detto Ayed Abu Eqtaish, del DCIP. «Le modifiche nel codice penale e negli orientamenti politici dal 2014 sono discriminatori e colpiscono i palestinesi, soprattutto i giovani».

Gli interrogatori

Alcuni minori non reggono l’interrogatorio. DCI-Palestine ha raccolto il caso di Saleh E., un minore di 16 anni, accusato di aver lanciato pietre ai veicoli israeliani. Saleh nel corso dell’interrogatorio ha negato l’accusa, rispondendo che stava andando alla moschea a pregare con alcuni amici. L’ufficiale della polizia avrebbe iniziato a gridare e gli ha avrebbe detto che se avesse voluto tornare a casa avrebbe dovuto dire la verità, gli avrebbe poi detto che gli amici con i quali si trovava l’avevano tradito e gli avevano riferito che lui aveva lanciato pietre. Così il ragazzino ha deciso di dire di aver lanciato una pietra ai veicoli vicino la moschera e che l’aveva fatto anche ognuno dei suoi amici.

Traumi psicologici

Molti dei minori arrestati presentano traumi psicologici anche persistenti, soprattutto a seguito degli arresti notturni – soffrono prevalentemente di difficoltà a dormire, perdita di interesse nelle attività che svolgevano precedentemente, senso di insicurezza – e quando vi sono forme di maltrattamento, come avere gli occhi bendati, subire abuso fisico e lunghi interrogatori senza la presenza di un avvocato o di un membro della propria famiglia.

Perché Gerusalemme est

Secondo quanto pubblicato dall’ACRI in un rapporto pubblicato nel mese di febbraio, gli emendamenti riguardanti i minori sospettati di lancio di pietre sono avvertiti a Gerusalemme est più che altrove, a causa del significativo aumento nel numero di minori palestinesi arrestati nell’area. Le statistiche della polizia dicono che 792 minori palestinesi sono stati arrestati a Gerusalemme est nel 2014. Capi di accusa sono stati emessi contro 178 di questi minori, ossia il 22% del minori arrestati a Gerusalemme est nel 2014. Inoltre, durante la prima metà del 2015, 338 minori sono stati arrestati a Gerusalemme est, 88 dei quali sono stati finora incriminati. Altre statistiche aggiornate rivelano che nei mesi inclusi tra settembre 2015 e dicembre 2015, tra i periodi di maggiore violenza mai vissuti a Gerusalemme, 398 minori palestinesi residenti a Gerusalemme est sono stati arrestati.

L’ACRI sottolinea che occorre esaminare il contesto che caratterizza la dura realtà affrontata dai giovani residenti nell’area, essi crescono infatti nel quadro di un conflitto politico sanguinoso. L’approccio israeliano nei confronti del territorio di Gerusalemme est ribadisce ai residenti palestinesi che la propria città è un territorio occupato annesso illegalmente da Israele e contro la loro volontà. Di conseguenza, le autorità israeliane sono percepite come ostili. Oltre al conflitto, che rappresenta una componente importante della vita dei minori, la maggior parte dei residenti di Gerusalemme est soffre a causa di povertà ed emarginazione sociale. Circa il 79% dei residenti e l’84% dei minori a Gerusalemme est vivono sotto la soglia di povertà. Lo stato dell’istruzione desta preoccupazione; vi è assenza di aule e molte scuole operano in edifici residenziali poco adatti a fungere da istituti scolastici. Solo il 41% degli studenti partecipano al sistema d’istruzione ufficiale che non può accogliere tutti i minori di Gerusalemme est. Nena News

Rosa Schiano è su twitter @rosa_schiano

 

http://nena-news.it/gerusalemme-est-il-prezzo-delle-pietre-per-i-minori-palestinesi/