24/2/2017

La Corte Suprema israeliana autorizza la distruzione della casa di Fadi Ahmad al-Qunbar, responsabile di un attacco. Si legalizza la punizione collettiva

La casa della famiglia al-Qunbar a Gerusalemme (Foto: Ma'an News)

La casa della famiglia al-Qunbar a Gerusalemme (Foto: Ma’an News)

Roma, 24 febbraio 2017, Nena News – Ieri la Corte Suprema israeliana ha rigettato il ricorso di una famiglia di Gerusalemme contro la demolizione della propria casa. L’abitazione, nel quartiere di Jabal al-Mukabbir, è di proprietà della famiglia di Fadi Ahmad al-Qunbar, giovane palestinese ed ex prigioniero politico ucciso dalle forze militari israeliani a gennaio dopo aver investito con l’automobile un gruppo di soldati, uccidendone quattro in una colonia.

Sebbene la famiglia abbia sempre negato di essere stata a conoscenza dei piani del figlio, poco dopo l’uccisione si è vista consegnare un ordine di demolizione, pratica usuale che le autorità di Tel Aviv considerano un deterrente agli attacchi. Così non è: la demolizione di case come forma punitiva collettiva non è solo una pratica vietata dal diritto internazionale ma si è anche dimostrata inefficace. Anche esponenti di governo e esercito hanno in passato chiesto la sospensione della misura perché l’unico effetto che produce è un incremento ulteriore delle tensioni e della rabbia interna alla comunità palestinese per una radicata discriminazione.

Ieri, però, la Corte Suprema ha dato ragione al governo affermando, nella sentenza che conferma la demolizione, che l’ordine è “basato su prove concrete, è chiaro che la famiglia conosceva le intenzioni del figlio di compiere un attacco. Abbiamo raggiunto la decisione di permettere la distruzione della loro casa come punizione ragionevole”.

La famiglia al-Qunbar, come centinaia di altre famiglie di Gerusalemme, verrà così lasciata senza un tetto da una pratica che viola palesemente il diritto internazionale. E che oggi riceve il benestare della più alta corte israeliana, che legalizza nella pratica la misura punitiva. Il comune di Gerusalemme si spinge oltre e chiede la deportazione dei al-Qunbar a Gaza.

Ma a chiarire la situazione è il piano comunale recentemente approvato: un nuovo quartiere per coloni partirebbe proprio nel luogo dove si trova ora la casa dei al-Qunbar, ha fatto sapere la tv israeliana Channel 10. Sono 40 gli ordini di demolizione consegnati a famiglie del quartiere di Jabal al-Mukabbir il mese scorso, riporta l’organizzazione israeliana per i diritti umani B’Tselem. Nena News

 

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