11/7/2017

A riferirlo è stata ieri la Commissione internazionale della Croce Rossa. 7.000 nuovi infetti al giorno nella capitale Sana’a. E se la guerra è la causa principale della crisi umanitaria in corso nel Paese, responsabili sono anche i Paesi donatori i cui aiuti economici promessi tardano ad arrivare

Infetto di colera, Sana'a. (Foto: REUTERS/Khaled Abdullah)

Infetto di colera, Sana’a. (Foto: REUTERS/Khaled Abdullah)

Roma, 11 luglio 2017, Nena News – Sono più di 300.000 i casi di colera registrati in Yemen. A riferirlo è stata ieri la Commissione internazionale della Croce Rossa (ICRC). Secondo l’Icrc, l’epidemia, iniziata lo scorso aprile, “continua ad aumentare vertiginosamente ed è fuori controllo”. “Oggi – si legge sul suo account Twitter – si ritiene che più di 300.000 persone siano state contagiate”.

Va da sé che più aumenta il numero degli yemeniti infetti, più è alta la probabilità che cresca quello dei morti: Iolanda Jaquemet della Croce Rossa ha detto che al momento le vittime di colera sono più di 1.700, almeno 200 in più rispetto all’ultimo bollettino pubblicato dall’Organizzazione mondiale della Sanità (WHO) lo scorso 1 luglio. Un dato provvisorio che è destinato a crescere: del resto, sottolinea Robert Mardini dell’Icrc, ogni giorno si registrano 7.000 nuovi casi nella capitale Sana’a e in altre tre aree del Paese.

La gravità della situazione è dimostrata da un altro elemento: il WHO aveva previsto il numero di 300.000 infetti a fine agosto, non a luglio. Dunque la malattia viaggia a ritmo molto più rapido di quanto si poteva temere. Tra le cause principali vi è sicuramente la guerra iniziata nel marzo del 2015 da una coalizione di paesi sunniti guidati dall’Arabia Saudita contro i ribelli sciiti houthi. Proprio il conflitto armato, spiega il WHOT, ha creato “la tempesta perfetta per il colera”.

Malattia infettiva altamente contagiosa, il colera si diffonde attraverso cibo e acqua contaminati. Non è difficile da curare, ma in un Paese come lo Yemen dove si continua a combattere e meno della metà delle strutture mediche è al momento operativa, è facile comprendere perché i risultati finora raggiunti siano modesti. Non solo: il collasso economico del Paese ha portato 30.000 operatori sanitari a non ricevere lo stipendio da più di 10 mesi. Di fronte all’emorragia del personale della sanità, indispensabile nella lotta contro il colera, l’Onu è intervenuto dando degli “incentivi”.

Qualche progresso è stato compiuto. L’organizzazione mondiale della Sanità ha detto che è riuscita ad arginare il tasso di morte (lo 0,6% dei casi di colera registrati) grazie ad una rete di punti di reidratazione e quel che resta del sistema sanitario locale. Ma si è ancora ben lontani dall’arginare la malattia, in alcuni distretti particolarmente diffusi.

E se la guerra incide (e tanto) sulla sua diffusione, non meno colpevoli sono i paesi donatori. Jamie McGoldrick, coordinatore umanitario delle Nazioni Unite nello Yemen, ha infatti ricordato che una gran parte del miliardo di dollari in aiuti promessi dalla comunità internazionale ad aprile per affrontare i bisogni urgenti della popolazione non è mai arrivata. E tra malnutrizione galoppante e colera, le organizzazioni umanitarie stanno operando una scelta difficile: “Le ong hanno dovuto riprogrammare le loro risorse spostandole dalla malnutrizione all’ondata di colera” ha detto McGoldrick giovedì scorso su Twitter.

Ma la coperta è corta se non arrivano altri fondi: “Se non rimpiazziamo queste risorse – ha spiegato il coordinatore –l’insicurezza alimentare peggiorerà”. E questa, a sua volta, potrebbe causare altre vittime. Secondo i dati forniti dal Programma alimentare mondiale, circa 17 milioni di yemeniti (due terzi della popolazione) non sanno quando riceveranno il loro pasto. Nena News

 

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