Lo scontro è inevitabile quando centinaia di coloni vivono in mezzo a centinaia di migliaia di palestinesi./i>

 

 

Haaretz   9 novembre 2015

Il rompicapo che il servizio di sicurezza israeliano ha cercato di risolvere nelle scorse settimane, riguardo al motivo per cui il centro dell’escalation si è posizionato tra Gerusalemme e Hebron, non è complicato. Queste sono le due città in cui i coloni vivono nel cuore della popolazione palestinese. In entrambe, i coloni sono pesantemente protetti, il che significa che sistematicamente ci si imbatte in soldati, poliziotti, agenti di sicurezza israeliani armati, come anche lo sono gli stessi coloni. In altre città la vita può andare avanti quasi dimenticandosi delle colonie e delle postazioni militari che le circondano. A Gerusalemme e a Hebron questo è impossibile, la protezione di poche centinaia di coloni impedisce costantemente la vita di centinaia di migliaia di palestinesi.

Con un blitz nella notte l’esercito israeliano ha messo a tacere la stazione radio di Hebron per ragioni di sicurezza. “Incitava alla violenza”, sostengono gli israeliani, mentre i palestinesi parlano di censura. Ieri il MADA ha denunciato l’impunità di cui godono i militari israeliani quando violano la libertà di stampa e usano la violenza contro i giornalisti

Foto Ma'an

Foto Ma’an

Roma, 3 novembre 2015, Nena News – Al Hurria non trasmette più da stamattina, da quando i soldati israeliani in piena notte hanno fatto irruzione nella redazione della stazione radio di Hebron, in Cisgiordania, e ne hanno interrotto le trasmissioni per ragioni di sicurezza.

Ieri l’esercito ha bloccato l’ingresso nella casa dell’International Solidarity Movement agli attivisti internazionali. Poche ore dopo un checkpoint e blocchi di cemento sono stati posti di fronte all’edificio

L'esercito israeliano ferma gli attivisti dell'Ism, ieri a Hebron (Fonte: International Solidarity Movement)

L’esercito israeliano ferma gli attivisti dell’Ism, ieri a Hebron (Fonte: International Solidarity Movement)

Roma, 4 novembre 2015, Nena News – Ingresso vietato. Ieri l’esercito israeliano ha impedito agli attivisti internazionali dell’International Solidarity Movement di entrare nella casa dell’organizzazione dove risiedono a Tel Rumeida, nella Città Vecchia di Hebron, zona dichiarata negli anni Novanta H2 (sotto il controllo militare e civile israeliano). E li ha costretti a lasciare una delle zone più calde della città.

Pietro Pasculli ha assistito ieri all’uccisione da parte di soldati del 23enne Islam Ibeido, avvenuta a Tel Rumeida. Amnesty International accusa le forze di sicurezza di Israele di essere responsabili di una serie di uccisioni illegali di palestinesi

 foto da Twitter

foto da Twitter

Il Manifesto

Gerusalemme, 29 ottobre 2015, Nena News - «Quando i soldati israeliani hanno aperto il fuoco quel ragazzo aveva le braccia alzate e non ho visto coltelli». Non ha dubbi Pietro Pasculli, 25enne di Ruvo di Puglia, giunto due settimane fa a Hebron per monitorare per conto di una associazione internazionale quanto accade nella città cisgiordana emersa in queste ultime settimane come il centro principale dello scontro tra palestinesi e coloni e soldati israeliani, dopo l’inizio dell'”Intifada di Gerusalemme”, innescata dalle tensioni sulla Spianata delle moschee.

Huzeifa Othman Suleiman, 18 anni, è stato colpito da un proiettile sparato dall’esercito israeliano. Secondo la Mezzaluna Rossa sono circa 400 i palestinesi feriti nel week end: 96 colpiti da proiettili, gli altri picchiati o ricoverati in seguito a intossicazione da lacrimogeni 

l'Esercito israeliano marcia sui villaggi palestinesi, lo scorso 1 agosto (Foto: AFP/Jaafar Ashtiyeh/File)

l’Esercito israeliano marcia sul villaggio palestinese di Duma, lo scorso 1 agosto (Foto: AFP/Jaafar Ashtiyeh/File)

AGGIORNAMENTO ORE 13 – E’ salito a 456 il numero dei palestinesi feriti dal fuoco dell’esercito israeliano nei territori palestinesi occupati negli ultimi due giorni. Lo rende noto la Mezzaluna Rossa palestinese. I residenti palestinesi della città vecchia di Gerusalemme denunciano l’istituzione di posti di blocco dell’esercito israeliano in tutta la zona intorno alla Spianata delle Moschee, oltre al divieto per i fedeli di meno di 50 anni di andare a pregare nella moschea di al-Aqsa.