10/3/2017

Il premier israeliano ieri era Mosca, per la terza volta in poco più di un anno, per persuadere il presidente russo ad impedire che Tehran stabilisca basi militari permanenti nel sud della Siria e forse una base navale sul Mediterraneo

foto Ria Novosti

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 – Il Manifesto

Gerusalemme, 10 marzo 2017, Nena NewsBenyamin Netanyahu non ha scelto a caso di partire per Mosca durante la festività ebraica dei Purim. Questo ricorrenza ha permesso al primo ministro israeliano, di fronte al presidente russo Putin, di fare un parallelo tra la narrazione biblica del libro di Ester, sul  pericolo corso dagli ebrei in Persia e il brutale Aman che aveva decretato il loro sterminio, e l’Iran di oggi che, ripete ad ogni occasione Netanyahu, intenderebbe eliminare lo Stato ebraico.

«Duemilacinquecento anni fa nell’antica Persia c’è stato un tentativo di spazzare la nazione ebraica che non ha avuto successo e che viene ricordato con questa festa (Purim,ndr). Oggi nel successore della Persia, l’Iran, c’è un altro tentativo di cancellare lo Stato ebraico. Lo dicono nel modo più chiaro possibile. Lo scrivono sui loro missili balistici».

Quale sia stato l’effetto di quelle parole sull’enigmatico Putin non si sa.  Certo è che il presidente russo, che gioca un ruolo da protagonista in Medio Oriente, sa che deve tenere conto anche delle pressioni israeliane. E l’interesse di Netanyahu è quello di cooptarlo, almeno in minima parte, nella offensiva internazionale anti-Tehran che Israele tenta di rilanciare da quando Donald Trump ha preso il posto del “filo-iraniano” Barack Obama alla Casa Bianca.

L’obiettivo immediato è il futuro della Siria, una partita dove Israele non passerà la mano. Netanyahu ha elogiato i «progressi nella lotta al terrorismo islamista radicale di matrice sunnita guidato dall’Isis e da Al Qaida» fatti grazie all’intervento militare russo a sostegno di Bashar Assad.

Il premier israeliano quindi riconosce la legittimità del ruolo di Putin nella regione. In cambio vuole da Mosca la promessa che farà in modo da impedire all’Iran di allestire, secondo le informazioni israeliane, una base navale sul Mediterraneo postazioni militari stabili nel sud della Siria, a ridosso delle Alture del Golan, un territorio siriano che Israele occupa da quasi 50 anni.

A poche centinaia di metri dai reticolati israeliani, il movimento sciita libanese Hezbollah e la guardia rivoluzionaria iraniana – alleati dell’esercito siriano nella lotta ai jihadisti sunniti – avrebbero allestito avamposti di osservazione e, sostiene sempre Israele, potrebbero presto mettere in piedi anche postazioni con razzi e missili.

«Contro il terrorismo», ha detto Netanyahu appena giunto a Mosca, «la Russia ha dato un grande contributo in questo senso», ma «non vorremmo» che questo «fosse sostituito dal terrorismo islamista radicale di matrice sciita sotto la leadership dell’Iran».

Russia e Israele hanno già un coordinamento militare in Siria. Netanyahu nell’ultimo anno è andato un paio di volte a Mosca strappando a Putin un’intesa che permette a Israele di agire indisturbato contro i combattenti di Hezbollah e i presunti convogli di armi diretti in Libano. L’aviazione israeliana appena qualche giorno fa ha colpito a pochi km da Damasco senza incontrare alcun ostacolo.

In sostanza i russi rendono inattivo il loro modernissimo sistema di difesa antiaerea, che hanno predisposto a protezione delle loro basi, non appena Tel Aviv comunica l’intenzione di bombardare in Siria.

Cosa farà Putin lo sa solo lui. Tuttavia il presidente russo non può ignorare le pressioni di Israele mentre cerca di ristabilire relazioni più serene con Washignton dopo gli anni di tensione con la presidenza Obama, ora che alla Casa Bianca c’è Donald Trump alleato di ferro dello Stato ebraico e non ostile verso la Russia. Nena News

 

Michele Giorgio è su Twitter: @michelegiorgio2

 

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