January 26, 2018

Nel 2007, il premier israeliano ha dato prova di leadership sostenendo i rifugiati “bisognosi di protezione e asilo”, ma da allora ha preso una brutta piega

Richiedenti asilo in Israele. (Foto: Reuters)

Richiedenti asilo in Israele. (Foto: Reuters)

Haaretz

* (Traduzione di Elena Bellini)

Roma, 26 gennaio 2018, Nena News – Nel 2007, l’allora Primo Ministro Ehud Olmert aveva creato una commissione interministeriale per proporre le modalità di gestione dei rifugiati dal Sudan, arrivati dall’Egitto. La commissione suggerì di rispedirli in Egitto, nonostante le testimonianze attendibili secondo cui, al rientro, sarebbero stati torturati e uccisi.

AssopacePalestina, 18 gennaio 2018

Abbas dice la verità. Quello che Israele dice contro di lui non rispecchia la realtà: è solo un latrato nazionalistico.

Il presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas saluta dopo il suo discorso del 25 settembre 2010 alla 65a sessione dell’Assemblea Generale dell’ONU a New York. Foto אי־אף־פי

Il coro giulivo strilla ancora contro Mahmoud Abbas. Basta vedere le reazioni al suo discorso per capire fino a che punto Israele sta parlando con una voce orribilmente uniforme, fino a che punto non c’è più destra e sinistra, non c’è vera discussione né pluralismo ideologico, ma solo un cieco, assordante latrato nazionalistico.

+972, January 24, 2018

By destroying schools in Palestinian villages in Area C and elsewhere, Israel is forcing Palestinians to make a cruel choice — between their land and their children’s futures.

Students sit in a classroom at school in the Jahalin Bedouin community of Khan Al-Ahmar, West Bank, February 22, 2017. (Faiz Abu Rmeleh/Activestills.org)

Students sit in a classroom at school in the Jahalin Bedouin community of Khan Al-Ahmar, West Bank, February 22, 2017. (Faiz Abu Rmeleh/Activestills.org)

January 22, 2018

Non vogliono nuocere fisicamente ai palestinesi. Vogliono semplicemente privarli dei diritti umani fondamentali, come l’autogoverno nel loro Stato e la libertà dall’oppressione, scrive lo storico israeliano Zeev Sternhell

foto Epa/Abir Sultan

foto Epa/Abir Sultan

 – Haaretz
Traduzione di Elena Bellini

Tel Aviv, 22 gennaio 2018, Nena News – Spesso mi chiedo come, tra 50 o 100 anni, uno storico interpreterà la nostra epoca. Quand’è – si chiederà – che la popolazione in Israele ha iniziato a realizzare che lo Stato, nato dalla guerra d’indipendenza, sulle rovine dell’ebraismo europeo, e pagato col sangue dei combattenti, alcuni dei quali erano sopravvissuti all’Olocausto, si è trasformato in una tale mostruosità per i suoi abitanti non ebrei? Quand’è che alcuni israeliani hanno capito che la loro crudeltà e la capacità di prevaricazione sugli altri, palestinesi o africani, ha iniziato a erodere la legittimità morale della loro esistenza come entità sovrana?

January 22, 2018

Nel campo profughi di Betlemme la distribuzione di cibo è già sospesa. Per i rifugiati, però, non si tratta di una questione assistenziale, ma politica: tagliare i fondi all’agenzia Onu significa negare l’esistenza stessa dei rifugiati

Il campo profughi di Aida (Foto: Chiara Cruciati/Nena News)

Il campo profughi di Aida (Foto: Chiara Cruciati/Nena News)

 – Il Manifesto

Aida (Cisgiordania), 22 gennaio 2018, Nena News – All’ingresso del campo profughi di Aida, all’angolo con l’Intercontinental Hotel, staziona una jeep della polizia palestinese. È l’ultimo natale dell’anno, quello armeno, e il presidente Abu Mazen farà visita alla comunità di Betlemme. I poliziotti controllano la via stretta che conduce al campo e al primo murales che recita un «Welcome to Aida»: c’è da evitare che i ragazzini tirino pietre. Se ad Abu Mazen o ai soldati israeliani arroccati dietro al Muro non è chiaro.